Non ho mai creduto particolarmente nell’impegno sentimentale.
Se le cose andassero come dovrebbero, ognuno perseguirebbe il proprio metodico, sistematico e autonomo piacere, intercettando ed esaltando (ma soprattutto non intralciando) quello dell’altro. Niente sforzi, niente doveri: la facilità del per sé.
Non ci sarebbero recriminazioni e conti lasciati impari, la doverosità cederebbe il passo ad una reciprocità spontanea e sempre desiderata.
Confido relativamente nei sentimenti e moltissimo nel sacro vincolo della condivisione (che non vuol dire confrontare settimanalmente le proprie stenografie animiche, ma proprio condividere il bello e l’appassionante e l’interessante e il reciprocamente avvincente), ma ho sempre guardato con una certa diffidenza a quelle persone che faticano a stare assieme e sostanziano il loro rapporto nell’adempimento quotidiano di questa fatica.
Poi mi ricordo della mia professoressa di Fisica del liceo, della sua faccia spigolosa e del suo corpo ossuto: della sua figura così palesemente inadeguata alle faccende di carne e di corpi.
Del primo principio della dinamica e della biglia che scorrerebbe all’infinito sul piano se solo non ci fosse l’attrito.
E solo che l’attrito c’è e tutto fa attrito. Pure l’aria fa attrito, e la biglia si ferma.
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Non ho mai creduto particolarmente nell’impegno sentimentale.
Se le cose andassero come dovrebbero, ognuno perseguirebbe il proprio metodico, sistematico e autonomo piacere, intercettando ed esaltando (ma soprattutto non intralciando) quello dell’altro. Niente sforzi, niente doveri: la facilità del per sé.
Ma le persone fanno più attrito delle biglie e la vita quella di tutti i giorni è l’aria più viscosa che ci sia: rallenta, impigrisce, stronca.
Torna comodo averci le braccia [e le gambe e le mani e i piedi e gli occhi e le bocche e pure i nei] per potersi difendere e per potersi abbracciare, per potersi spingere, per poter spingere e per farsi aria.
Per guadagnarsi il movimento centimetro per centimetro, in un sistema non sentimentalmente inerziale.