Una cosa sola mi fa incazzare. Ed è il pensiero di tutta questa felicità mandata a puttane.
Tutta questa roba qui, tra il petto e il basso ventre, sacrificata a qualche mese stupido di facilità.
In culo la facilità.
Voglio una vita complicata.
Una cosa sola mi fa incazzare. Ed è il pensiero di tutta questa felicità mandata a puttane.
Tutta questa roba qui, tra il petto e il basso ventre, sacrificata a qualche mese stupido di facilità.
In culo la facilità.
Voglio una vita complicata.
-Perchè capisci così poco di me?
-Perchè sono fortunato ©
NB: L'espressione è coperta da copyright per vivissima richiesta de l'uomo a caso.
E gli androni dei palazzi erano stretti e troppo illuminati.
Era un tripudio di clacson e io portavo qualcosa di rosso. Una sciarpa, un cappello, ora non saprei, così sbiadito com’è.
La strada era lunga, e la voglia inciampava ad ogni buca nell’asfalto.
I capelli si imperlavano di gocce, il trucco colava giù per le gote, le mani si facevano impazienti.
Ricordi? Pioveva.
Piove sempre nei nostri ricordi.
E io indosso qualcosa di rosso.
E la strada è lunga
e i clacson, l’asfalto,
e le mani,
e.
e non è facile come credevo
dire
vai.

Al prossimo giro voglio una data di scadenza.
E la voglio subito, dall’inizio.
Non sono una persona ordinata.
Faccio confusione, arronzo, tengo calzini e mutande nello stesso cassetto.
Spesso perdo le cose nella dimensione imperscrutabile del sotto-al-letto.
Sotto-al-letto accumulo mondi, dimentico storie, colleziono polvere e fantasmi.
Non sono una persona ordinata. Non so esserlo.
Spesso mi impongo delle meticolosità artificiali: allineare le scarpe, disporre i libri per gradazione di colore del dorso, fare bucati bianchi e bucati colorati.
Ma dura un attimo, il tempo di rassegnarsi a questa personalissima entropia. Di rimanere incantati davanti al centrifugato di stracci iridati che si scorge dall’oblò della lavatrice.
Non sono ordinata. Ciò che ordino finisco per considerarlo archiviato.
Anche per i sentimenti è così: chiudo in teche di cristallo quelli che raggiungono conformazioni stabili. Li guardo come si guardano i quadri già dipinti e i fogli già scritti. Con compiaciuto distacco.
Non sono ordinata e non vado orgogliosa del mio non esserlo.
Il disordine, per risultare gradevole, richiede una calma che non ho, una serenità d’animo che mi è estranea.
Non sono ordinata, ma amo le righe del mio letto.
Sono righe orizzontali, righe di tela ispida, gialle e arancioni.
Le amo perfette. Ordinate, loro. A me ortogonali, reciprocamente parallele.
Ogni riga è una traccia e ogni traccia è un percorso.
Ogni percorso tira la coda ad un perchè, un’esitazione, un sogno, un ricordo.
E le voglio pronte ogni notte. Tese, distinte, compatte. Onde statiche e sicure.
Al mattino le liscio sotto le mani, le blandisco col palmo, come fossero rughe della notte.
Grinze lievi sui corpi che esse stesse cullano al largo, ma che (sempre, ogni volta) faticano a lasciar scomparire.
È così poco onesto giocare sul filo tagliente del mi manchi, non mi mancare.
e questa decisamente non è la sera giusta per iniziare.
troppi dei tuoi sorrisi a perdere
incastrati tra i miei perchè.
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