Ok. A me capita spesso questa cosa: c’ho un pensiero che mi ronza, e faccio di tutto per ignorarlo, non gli presto attenzione, come si fa con i bambini quando fanno i capricci.
Ma il pensiero è lì, come una mosca fastidiosa, e procedere con le sue zampette pelose sulla cortina delle mie percezioni. Sicchè una mattina, dopo l’ennesima notte di sogni assurdi e altamente simbolici chè non ci vuole Freud per spiegarmeli, mi armo di colla moschicida e di paletta e eccoci qua.
Il mio cervello trattiene troppo i ricordi. Finisce per confondersi tra l’ieri e l’oggi e non fa mai pulizia di emozioni.
L’ho capito lucidamente qualche giorno fa. Ho ricevuto una telefonata da una persona del mio passato (un passato lontanissimo, non tanto cronologicamente, quanto…emozionalmente), mi sono bastate quattro parole, un accenno a quelche brivido, a qualche frammento, per ritornare quella che ero, per farmi le stesse domande di allora e per riporre fiducia nelle stesse, inutili, promesse.
Ho avuto bisogno di fermarmi, di riflettere un attimo, di elencare diligentemente e distaccatamente a me stessa le ragioni per cui le cose cambiano, per cui prendiamo le nostre belle decisioni, per cui preferiamo abbandonare una strada e mettiamo una bella X nera e spessa su certe situazioni.
Mi chiedo se ho la memoria troppo corta o il cuore troppo grande.
Ma forse è la smania di vivere.
Sì, è quella che mi frega.
Bah.














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