Come annunciavo qualche giorno fa su Twitter, mia intenzione era dedicare un post alla difinizione del cosidetto pensiero Ciambella.
Esso è stato scoperto/definito/fissato/nomenclato/ecc. ecc. ecc. durante un estenuante viaggio in auto sulla via del mare (direzione Formia/Gaeta…non si sa bane come poi ad un punto ci si è ritrovati a Sora…ma questa è un’altra storia).
Il pensiero Ciambella si rifà alla poetica immagine di Homer Simpson che si astrae dal mondo circostante (soprattutto quando parla con mogli/figli/datori di lavoro/Ned Flanders e cose simili) e si concentra totalmente su questa gigantesca ciambella glassata che comincia a formarsi nella sua mente, per poi iniziare a invocarla con voce piena di desiderio:
“Mmm…ciambelle…mmm…ciambelle”
Comportamenti simili sono stati rilevati in me, durante i miei mostruosi momenti di vuoto cerebrale.
La sintomatologia è la seguente: pupilla dilatata, occhio da triglia morta da giorni, bocca lievemente aperta, battito cardiaco smorzato, encefalogramma piatto, astrazione totale dallo sapazio – tempo, mancata partecipazione alla conversazione o partecipazione con interventi a sproposito.
Non essendo un’appassionata di ciambelline glassate, gli studiosi ritengono che, con ogni probabilità, nella mia mente vadano a formarsi ben altre immagini, ma, insomma, il concetto è lo stesso!
La cosa mi crea non pochi disagi, costringendomi a continui e tardivi
“Eh? Come? Cosa?”
e conferendomi l’immagine di principessina triste del post-moderno, un po’ alienata e intrappolata nella sua torre di suoni e colori.
C’est la vie.














Commenti Recenti