Rancore.
Nei risvegli affannati, negli incubi senza nome, nei labirinti tortuosi del pensiero, nell’universo esteso del possibile e in quello sconfinato dell’impossibile.
Nella nausea mattutina, nella rabbia delle lacrime improvvise, io lo sento.
E’ un sentimento snervante, che si aggrappa ai ricordi, che falsifica e vanifica l’immagine di quanto di buono c’è stato. Che ti fa dubitare che qualcosa di buono ci sia stato davvero.
Sfoglio i ricordi, le parole, i gesti, i brividi e ho la prepotente sensazione che fosse tutto finto. Squallidi fondali in compensato dipinto, destinati a venir giù, al primo soffio di vento.
Sono rancorosa, sì. Lo sono nei confronti di mille cose, di mille piccole scheggie di ricordo che mi tormentano, ancora.
Mettere mano a tutto questo non è facile.
La felicità ho imparato a costruirmela giorno dopo giorno sulle fondamenta incerte del disagio: ho indossato maschere, fatto indiscriminatamente razzie di brividi, corso a perdifiato solo per sentire il respiro farsi affannoso, per accorgermi di essere viva, di reagire a me stessa.
Poi una sera ti guardi allo specchio. Sarà che il trucco lavato via ti lascia il viso insolitamente pallido, quasi trasparente. Sarà che vedi le occhiaie calcare la scena da protagoniste, o che, tentando di agguantare ad occhi serrati lo struccante, fai precipitare più o meno tutto il microcosmo in bilico sulla mensola. A quel punto smadonni e ti viene da piangere. Così, come se fosse naturale.
Ancora una volta “inadeguata” è la parola chiave.
Inadeguata perchè per entrare in certi ingranaggi devo sempre rinunciare a qualcosa di me.
Inadeguata perchè mi è difficilissimo mostrarmi per quella che sono e perchè non mi sento poi così sicura di essere unica e definita.
Inadeguata perchè coi sentimenti non so trattare.
Inadeguata perchè non mi sento molto diversa rispetto a quando avevo 15 anni.
…
Visti da vicino siamo tutti anormali, si dice.
Allora guardami da lontano, fermati!
Fai finta che sia uno stereotipo, un luogo comune.
Disegnami un profilo social-generazionale, ficcamici dentro e facciamola finita.
Ho bisogno d’ordine e di certezze stucchevoli, chè col caos di dentro, rischio di implodere.














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