una serie di immagini si lasciano rincorrere, come nel gioco dei puntini numerati, assecondando la progressione del ricordo: aggrappandosi l’una all’altra, presentandosi in dissolvenza, succedendosi, lievi, sul proiettore della memoria.
La mia vita in caffè.
Gli attimi quotidiani di pausa, covando con gli occhi una vecchia moka annerita. Le nottatacce di studio e di veglia. I day after, le domeniche stravolte, le file ai distributori, all’università, coi pensieri sempre troppo eterei e impalpabili per poter essere comunicati.
I risvegli morbidi, magari in compagnia.
Il sapore che ti rimane, dentro. La voglia di assaggiarsi.
Gli scuri beveroni londinesi: anche quelli erano caffè.
Quelli intensi, forti come un brivido lungo la schiena, sinuosi come uno scialle nero. Quelli bruciacchiati: dall’altro e dalla voglia, dalla distrazione e dall’incuria, dal sonno, dalla noia. Quelli offerti, quelli ricevuti, quelli macchiati che si fanno ricordare con dolcezza.
Gli espressi scuri e velenosi, tutti d’un sorso: vita e amarezza, ingoiata in un attimo.
Sarebbero tanti, troppi da raccontare. Ordinare, catalogare, collocare sull’asse spazio – temporale e su quello emozionale.
Ma questo è un post breve: giusto il tempo di un gorgheggio, di uno sbuffo di fumo, del profumo deciso che si spande, intorno.














Manca un accenno ai caffè di Starbucks! A meno che non sia quello agli “scuri beveroni londinesi”, ovviamente
Questo post mi ha fatto (veramente) venire voglia di una caffé, ma purtroppo ho già superato la dose quotidiana. Non mi sono ancora abituato alla vita da single e stamattina ho fatto in automatico la moka per 2…
Io ormai il caffè lo prendo in endovena…
Beh, diciamo che il riferimento agli “scuri beveroni londinesi” era inclusivo anche dei caffè Starbucks: non sono una cultrice del caffè anglosassone
Nooooon ci posso credere, un’amante del caffé non può non amare Starbucks… Forse hai assaggiato quello sbagliato, io se penso ad un Mokaccino con il caramello e la panna, mmmh
Sono d’accordo che qualsiasi caffé non italiano fa schifo, ma quello di Starbuck è caffé italiano americanizzato