La notte è viscida e la malinconia anche, e il secondo, inutile, videopost viene giù che manco te ne accorgi.
La notte è viscida e la malinconia anche, e il secondo, inutile, videopost viene giù che manco te ne accorgi.
Ok, l’idea è quella di raccontarvi, nei prossimi mesi, qualche pezzo di mondo visto attraverso i miei occhi.
Questa è un prima prova tecnica di trasmissione, nulla di più.
Siate clementi, o non siatelo affatto. A me non importa poi tanto, eh.
Quante cose mi sono persa per strada. Quanti frammenti giù per la grata fina del colalatte della memoria.
Cose piccole, magari. Come il colore della camicia che portavi la prima volta che ci siamo visti, l’ora esatta in cui ho scoperto che la mia migliore amica avrebbe dato la vita per me, cosa davano in tv l’ultima volta che ho ruotato gli occhi al cielo e ho scosso la testa, di che colore era il cielo su Roma la prima volta che ho girato le chiavi nella serratura di casa nuova. Quanti secondi hai esitato prima di stringermi, quando si è capito che potevi farlo.
Mi consolo disegnando col dito la geometria esatta dei tuoi occhi piantati nei miei, quella non la dimentico. Come il sapore di polvere e cloro di qualche prima pova di trasmissione sentimenale, il rosso strano di un paio di scarpe, il suono sulla pelle di una pioggia improvvisa, l’ordinazione fatta ad un bar. L’elettricità nelle mani del primo saggio di pianoforte, l’orribile specchiera scrostata, al funerale di qualche vecchia zia, l’odore di brodo rancido e il passo affannoso calibrato su gradini troppo alti. La consistenza di un ciao che sa di addio, lo strusciare sotto lenzuola non mie, la scritta improbabile sull’elastico di un paio di boxer.
Vorrei tenerli tutti, questi frammenti.
Un collezionismo sfrenato e stupido.
Un’ode all’inutilià moltiplicata nelle tracce infinitesimali di ciò che siamo stati.
E che fatichiamo a dimenticare.
tempo viscido, umore viscido, Roma viscida, cuore viscido.
E c’è poco da dire,
manchi da far male.
vorrei girare con un cartello con su scritto:
SONO UBRIACA, MICA SONO SCEMA!
Ma tu,
ci sei
o ci fai?
-’ngiorno- biascica il mio portiere, viscido animale mitologico, vedendomi rientrare dalla palestra col felpone rosso-per-sudare-anche-l’anima e il caschettone celato da una fascia azzurro-puffo più brutta del brutto.
…
-Buongiorno signori’! Bella giornata, eh? E’ arrivata posta per lei, che faccio? Giela porto su?- Meno di un’ora dopo, sempre lui, strizzando l’occhio alle mie calze velate e al tacco 100.
ti accommiati sempre dicendo -Provo a dormire-
e mai -Vado a dormire-
Dolce, malinconico, lento, indefinito.
Stare assieme non è un bisogno.
Stare assieme è un bi-sogno. Un doppio sogno, un sogno a due, un sogno reciproco.
Un sogno condiviso.
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