Terremoto 2.0
Alle 3:32 Roma trema fottutamente al ritmo di un bel terremotino di magnitudo 6.7 scala Richter.
Un po’ di panico (un po’ parecchio), cose che oscillano pericolosamente, e poi? Grandi chiacchierate su FriendFeed.
(Pessima esperienza. Mi auguro non sia successo nulla di particolarmente grave, soprattutto nelle zone fortemente colpite come L’Aquila.)
ore 5:46
Tragiche notizie da L’Aquila. Mi scuso per il tono inadeguatamente scanzonato di questo post, scritto quando ancora non sapevo esserci stati danni e vittime, e la paura e il desiderio di condividere, esorcizzare e sdrammatizzare sovrastava ogni cosa.








e invece è successo
invece di meta-pippe sul 2.0 e sul virtuale dovremmo ricordarci che tutto quello che trasformiamo in astrazioni parte da qualcosa di dannatamente reale
abbiamo solo traslato le modalità di rappresentazione del reale, ma i morti dell’aquila hanno fatto la stessa tragica fine di quelli dell’irpinia o del belice: anche se abbiamo twitter, friendfeed, i social network e l’informazione orizzontale
Purtroppo ho appreso. Ad ogni modo, nessuna volontà di astrazione, piuttosto un disperato bisogno di condividere, anche le cose peggiori. Soprattutto le cose peggiori.
Sono affranta.
Sembra un grande condominio: chi è stato svegliato dal terremoto e bussa ai suoi amici per sentire se ci sono tutti, chi si è preso un bello spavento ed è felice di essere ancora vivo, chi coglie l’occasione per prendersela con i giovani, che sanno solo ridere e scherzare e che non hanno rispetto (mica come quando ero giovane io, quelli sì che erano tempi!), chi coglie l’occasione per prendersela con i giornali, e inviare apposta le foto sbagliate per poi lamentarsi quando vengono pubblicate, chi coglie l’occasione per prendersela con il governo, quando è all’Aquila perchè è all’Aquila e quando è a Mosca perchè è a Mosca… Chi si bacia, si abbraccia, piange, si dispera, offre al proprio vicino un cornetto al bar e finisce a raccontargli la storia della propria vita…
E poi ci siamo noi, noi che da tempo abbiamo lasciato l’italia, noi che non siamo stati svegliati dal terremoto, che abbiamo appreso tutta la storia verso Mezzogiorno da un trafiletto sul giornale della metro o da un allegato in una mail. Noi che da un lato siamo contenti di essere fuori da tutto questo casino, di essere al sicuro e non aver niente da temere. Ma che sotto sotto un po’ ci dispiace. Ci dispiace di non essere lì, di non avere nessuno da consolare e da cui farci consolare, nessuno con cui prendersela, nessuno a cui poter offrire un caffé.
E allora, ci consoliamo a vicenda via twitter e friendfeed, e lasciamo i commenti sui blog degi altri.
@marco E’ il brutto e il bello della rete. Leggere il tuo commento è stato un piacere