Archive | febbraio 2012

Se posso darvi un consiglio

Non create mai una sveglia col nome di qualcuno.

Non impostate mai una sveglia per qualcuno.

Non fate mai di qualcuno la vostra sveglia.

Alla lunga, è una di quelle cose difficili da perdonare.

Vimini

[storie diverse per una consonante appena]

Mi educo a pensare che ogni parola che non scrivo sia migliore di quella che scriverei.

Procedo per sottrazione, prima delle loro articolazioni, poi dei pensieri stessi.

Risalgo la trama che dalla voce va alla mente e tampono l’emorragia precedendo il flusso delle cose inutili.

Succede che sto un giorno intero impegnata a stare zitta e a sera sono totalmente asciutta di parole.

Succede che sto un giorno intero impegnata a stare zitta e a sera sono totalmente asciutta di pensieri.

Curo la tristezza attenuandone i sintomi.

Se non lo dico non esiste,

se non lo dico non lo propago.

Se lo dico a bassa voce, di notte, fa meno male.

Non è neanche più tempo di chiedersi che fine facciano i pensieri lasciati a macerare, quelli che incautamente pensi e poi stringi in un punto, come se potessi eliminarli per compressione. (E non che non ci abbia provato, ma in quell’infinita divisibilità che non permette ad Achille di raggiungere la tartaruga, in quello spazio infinitamente piccolo, ma sempre abbastanza grande da poter esser fatto ancòra in due, le mie cose stupide ci stanno proprio tutte).

La malinconia appartiene a quel genere di mali lievi e incondivisibili che a portarli insieme non si dividono, si moltiplicano. 

Certe volte non c’è che da mettersi a dormire con il proprio enorme cesto di pensieri in bilico sopra la testa e sperare che faccia mattino né troppo presto, né troppo tardi.

Con la dovuta cautela.

 

 

 

 

 

Ah, ecco cos’era

La mia patologica inopportunità,

quella,

ficcatela in culo.

[Non è che rimugino. E' solo che vado così di fretta che pure per il rancore devo trovare il tempo.]
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