Quel tipo di Casertano

che ti chiede sempre: stai ancòra a Roma?  e nell’indugiare indolenzito su quell’avverbio di tempo che se solo sposti l’accento diventa un’àncora, avverbio d’immobilità, te lo lascia proprio capire che tu, per lui, hai mancato il centro del mondo di centocinquanta loungissimi chilometri. [Rait nàu.  Mò mò.]

Di bocca buona

Che poi non si capisce in cosa consistano, questi progetti (perché non è che te lo spiegano), né, soprattutto, cosa significhi esattamente «lavorare a un progetto». Tant’è che non sai mai cosa dire, e provi anche dell’imbarazzo, quando ti senti rivolgere la frase: «Sto lavorando a un progetto». Il fatto è che Roma ha quest’aura di […]

Quello che resta

è un fastidio lieve che curo a canzoni e futilità. Accennato al mattino, in quel primo respiro che pesca così profondo che sembra voglia cambiare l’aria al cuore. Matematicamente trascurabile, come i resti dopo la virgola di quelle divisioni imperfette (quelle fatte a mano, coi cappelletti sui numeri) che alla fine dicevi massì. Non mi […]

25/3

Di Tabucchi, così su due piedi, mi è venuta in mente una lettura estemporanea e congiunta, di quelle in piedi in libreria, in una Feltrinelli a non meno di 150 chilometri da qui. Non Sostiene Pereira, non Notturno Indiano, amato e consumato, non Requiem, incontrato in un ciclico e incerto tentativo di imparare il portoghese, non tutto Pessoa. Si […]

Bontòn

B – Ma perché vuoi passare sempre al <nomedilocale> prima di tornare a casa? A – Perché di solito a quest’ora sono sufficientemente brilla da adorare il modo in cui mi guarda il barista. (Pausa, osservazione) B – In effetti ha tutta l’aria di volerti mangiare. A – A grandi morsi e tenendomi per il […]