Archivio per la categoria 'Con gli occhi di Miss'

05
Ago
09

E se c’ha ‘n’artra?

[Per la serie:
Le domande da non farsi
da non fare
da non suggerire ad altri di farsi.
Non stasera,
non così
non mò.]
17
Lug
09

Visti da vicino

siamo tutti sconfortantemente banali.

Abbiamo bisogno di sguardi, a renderci speciali.

Abbiamo bisogno di occhi che ci sappiano guardare.

[Tra tutte le forme di dipendenza, temo maggiormente quella emotiva.
Vorrei potermi bastare.]
01
Lug
09

Telefonate standard

- Stai studiando?

- Esci pure stasera?

- Il ciclo ti viene, sì?

[Mia madre è una donna pragmatica.]
19
Giu
09

Giornate orizzontali

giornate orizzontali

[Certi giorni non ce la faccio.
Non ce la faccio a camminare, a vestirmi, a pettinarmi, ad occupare una mia postazione nello spazio verticale.
Certi giorni si consumano così, avvolti nell'arancione chimico di una nottata strana.]
17
Giu
09

Che stupidi che siamo

quanti inviti respinti, quante parole non dette, quanti sguardi non ricambiati. A volte la vita ci scorre davanti e noi non ce ne accorgiamo nemmeno.

al bicchiere che non si è rotto

[Al bicchiere che non si è rotto di .M²]

[Con un solo tipo di ricordi, fino ad ora, son riuscita a fare la pace.
Quelli morti, spenti, consumati, estinti.
Privi di corpo, privi d'animo. Spettri silenziosi. Cimeli impolverati.
La memoria è una sottile lastra di ghiaccio sul baratro del passato. E a me non piacciono i passi ballerini.
Sui miei ricordi devo poter saltare, correre, picchiare duro con un bastone.
Dei miei ricordi voglio poter parlare. Voglio che siano stanze inondate di luce, coperte lasciate fuori ad arieggiare. Scritte a lettere cubitali.
Io i miei ricordi non li voglio temere.
Voglio vivere,
non mi voglio rifugiare.]
13
Giu
09

Collettivovoci

Collettivovoci è un bellissimo Tumblr nel quale si collezionano post letti dagli stessi autori o da altri utenti.

E’ un bell’esperimento, soprattutto perchè la ri-lettura regala ai testi accenti di colore sempre nuovi. Li reinventa di volta in volta senza, in fondo, snaturarli.

Ci sono finita anch’io su Collettivovoci, o meglio, c’è finito un mio post perchè capitano mi ha fatto il graditissimo regalo di dargli voce, di leggerlo.

Vi lascio alla sua interpretazione, che ha stupito (e, ammetto, compiaciuto) anche e soprattutto me!

Grazie ancora :)

09
Giu
09

E’ la paura della risposta che ci fa smettere di domandare

E’ come tenere le serrande abbassate per il timore di veder piovere.

E’ come perdersi una giornata di sole per non avere avuto il coraggio di guardare.

01
Giu
09

Vedi caro

quando sono nervosa, non è detto che io abbia il ciclo.

Viceversa, non devo essere necessariamante nervosa quando ho il ciclo.

Ti rivelo un segreto: il fatto che tu sappia dell’esistenza di una cosa che si chiama sindrome premestruale non ti rende una persona migliore, nè costituisce una chiave d’accesso per comprendere il complesso universo femminile.

Probabilmente non c’hai mai pensato, ma quando, vedendomi diventare verde come L’Incredibile Hulk e osservando con sospetto le vene blu che mi si gonfiano sul collo, mi chiedi -Che, c’hai il ciclo?- sei piuttosto irritante. E il pallottoliere che sta nella mia testolina-tutta-pizzi-e-tronisti, si mette a far le sottrazioni in proposito alla tua possibilità di ottenere i miei favori.

E ora siediti, ho da dirti una cosa che ti suonerà sconcertante.

A me piace fare sesso! Forse come e molto più che a te!

Quando ti dico -No-, non vuol dire che sono frigida, piuttosto, che non mi piaci, non mi interessi, non sei papabile, non ti considero sotto quel punto di vista o, magari, non ti considero e basta.

Vedi caro, relegarmi nella sfera del gossip, dello shopping e dei belletti solo perchè sono femmina, non è molto sensato. E di sicuro non ti renderà meno ardua la scalata alle mie mutande. Io leggo i giornali e so persino cos’è un fuorigioco. La mia vita non si consuma tra un tè ciarliero con le amiche, un party della Tupperware e una seduta dal sensitivo di fiducia.

Vedi caro, la maggior parte delle volte, non sono io che sono strana, sei tu che sei stronzo. Non sono io che non capisco, sei tu ad essere incomprensibile. Non sono io ad essere complicata, sei tu ad essere sconfortantemente elementare.

Ho la scoperta del secolo da comunicarti: rutti & peti si possono controllare! Non sono manifestazioni mistiche e misteriose indipendenti dalla tua volontà! E il fatto che io non ne faccia e tu sì, non è imputabile a nessuna differenza strutturale: si chiama educazione, quella. Contegno, compostezza, rispetto, pudore.

Vedi caro, qualche volta capita che fingo. E non è per permetterti di uscire dall’impasse o per consentirti di conservare e fortificare la tua immagine di macchina-del-sesso. E’ per noia, per disperazione, per il desiderio di farla finita, al più presto possibile.

Vedi caro, lo so che è già da un pezzo che hai smesso di ascoltarmi: lo leggo nei tuoi occhi da pesce lesso che vagano dalla scollatura alla coscia e dalla coscia alla scollatura. E’ veramente inutile che continui a dondolare il capoccione con foga affermativa.

Ok, t’hanno detto che alle donne piace essere ascoltate, ma se io ti sto parlando del debito estero del Nicaragua e tu mi rispondi che, sì, anche secondo te la Cera di Cupra è una gran bella invenzione, qualche sospetto mi viene, eh.

13
Mag
09

Sei la mia ultima sigaretta

Ti rigiro tra le mani, ti lascio scivolare da parte a parte, stringendoti appena tra il pollice e il medio. Distendo le rughe modellando la tua cilindricità sui miei polpastrelli.

Ti annuso.

Sei la mia ultima sigaretta e la voglia violenta che ho di fumarti e di schiacciarti sotto un tacco cede il passo alla memoria  che so che  il tuo odore conserva, alla prospettiva indefinita di respirarti ancora, di sentirti scivolare dentro, poi.

Sei la mia ultima sigaretta, e io i punti fermi non li ho mai saputi mettere. Non li ho mai saputi gestire.

Ho un problema con la parola fine. Mi crogiolo nell’incertezza di una situazione senza prospettive, soffro quest’indefinizione pesante e cupa che ci leva gli slanci e le emozioni.

Ma se ti dico vai via, tu non andare. Se ti dico basta, non mi ascoltare.

Fumami per metà e lasciami lì, penzoloni, per quando mi vorrai, ti vorrò, ricordare.

10
Apr
09

Mia nonna

Mia nonna è una donnina ingrigita e rugosa come una mela scordata su un tavolo.

Non si è mai arresa al bianco che incalza: è invecchiata combattendo una battaglia rabbiosa contro l’età e i malanni, contro un destino che non è mai come te lo aspetti e contro la necessità di ingabbiare un carattere esuberante in un’orizzonte troppo ristretto.

E’ invecchiata facendo i capricci, anche. Passando da quelli da bambina paffuta a quelli da giovinetta di porcellana col fidanzato in divisa, fino a quelli da donna grigia, ingrigita, donna che non si arrende al bianco.

Una donna di strategie e di sorrisi, una ruffiana, una comunicatrice naturale e brillante, mia nonna.

L’ho rivista, stasera, accartocciata nella maschera rugosa di se stessa, mia nonna arrabbiata. Arrabbiata col tempo che passa.

Questa donna dalle mille astuzie un po’ m’ha cresciuta quand’ero bambina, suscitandomi, per reazione, quella schiettezza sgarbata che, ancora fino a poco tempo fa, mi rimproverava.

Mia nonna abbandonata sul divano, avviluppata in una vestaglia più abbandonata di lei, su un corpo senza carne.

“Menicu’, nun me lassà…”

Domenico, non mi lasciare…

Diceva mia nonna stasera, ignorandoci tutti e guardandolo con occhi imploranti, lui, l’amore di una vita.

Mia nonna grigia s’è tolta la maschera, stasera.

Capita a tutti, prima o poi.

E non è mai troppo tardi.

Non è mai tardi per raccontare quanto siamo deboli, quanto ci sentiamo soli e quanto abbiamo paura.




divago ergo sum

Sono Alessandra, bipede, femmina, respiro e poco altro. Sono Jaqueline, fumo Vogue alla menta e ho la "r franscese". Sono Miss, sono più vera del vero, o almeno ci provo. Sono IO, coerente all'incoerenza, e scusatemi se è poco.

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