Ci pensavo stanotte. Sì, stanotte. Perchè soffrendo io di insonnia, la notte spesso la dedico ai pensieri.
Uno dei mille scomposti e visionari di stanotte, suonava più o meno così: Che faccio, lo scrivo o non lo scrivo un post sul RomeCamp? Eh, perchè, diciamoci la verità, io son andata lì da perfetta sconosciuta e semi-profana, e già il fatto che qualcuno m’abbia detto “Ah, sì, tu sei quella che posta le foto con le sue occhiaie!” è stata per me indubbia ragione d’orgoglio.
Cronache, commenti tecnici, ratio filosofiche e quant’altro le lascerò ai tanti più competenti e informati di me. Io mi limito a trascrivere qualche sensazione del mio RomeCamp.
Bello. Anche emozionante, se mi passate il termine.
Sì, perchè è emozionante dare un volto, una fisicità, un sorriso, un modo di muovere le mani e un tono di voce a chi leggi, a chi segui.
Bella la location, bella l’idea di coinvolgere gli studenti in un progetto complementare.
Bei sorrisi, bella gente, bell’entusiasmo dilagante.
Bel RomeCamp, insomma.
Che, tra parentesi, è il mio primo BarCamp.
(E poi, diciamocelo, vedere Vibes al mattino, sconvoltissimo e appena sveglio, non ha veramente prezzo!)
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