-Ma tu ci pensi mai a tutto questo amore sprecato?
-No.
-Meglio.
-Ma tu ci pensi mai a tutto questo amore sprecato?
-No.
-Meglio.
Sono tornato single.
Che fai?
07/07/’09 ore 20:44
Suppongo che la prima parte dello sms dovesse avere più o meno la funzione dei microfotogrammi con le lattine di Coca Cola, durante la proiezioni dei film, al cinema.
Quella di farti venire sete.
Ecco, non ho mai creduto nella pubblicità occulta.
Tra il vaffanculo e il mi manchi devi lasciar passare un tempo strategico. Se il mi manchi segue a ruota il vaffanculo, ne vanifica irrimediabilmente l’effetto; se lo segue di troppo, non riesce a cancellarne l’impatto devastante.
Il mi manchi va collocato in quella terra di mezzo che è la percezione dell’assenza, la nostalgia: abbastanza lontano da permettere al vaffanculo di produrre i suoi effetti educativi, ma mai troppo, in modo da non perdere il suo potenziale riparatore.
Se al mi manchi, invece, sostituisci il te la do senza discutere, puoi ignorare serenamente ogni variabile e limite spazio-tamporale.
Mister: -Ti manco?-
Miss: -Non esattamente tu-
Mister: -Ah-
Ci siamo fatti un paio di birrozze, ci siam mangiati lo sformato guardando Il secondo tragico Fantozzi, ne abbiamo sviscerato tutti gli aspetti sociologici possibili e immaginabili (a noi ci piace così), con tanto di puntatina svelta a Svevo e Čechov. Poi è arrivato l’inaspettato SMiSter* della buonanotte con tanto di mi-manchi-tanto-puccipucci-e-bla-bla-bla, ha seguito il lavaggio-dentini e il cicchetto (oh, sorry: lo shottino) di Listerine (chè se non ne butto giù almeno metà pare che non sono soddisfatta) e il simultaneo pensiero di seconda fila riassumibile nella considerazione che con i mi-manchi-tanto-puccipucci di Mister puoi anche incartarci il pesce (giusto per essere eleganti). Una sprimacciata al cuscino, un libro a portata di mano per l’insonnia, buonanotte coinquilini, buonanotte Miss, la pungente consapevolezza che addormentarsi non sarà semplice (non lo è mai). Una rilettura svelta dell’essemmesse, chè i buonanotte-puccipucci di Mister hanno sempre una loro grazia stilistica. Buonanotte Mister, buonanotte anche a te. La confusione di un letto sempre troppo vuoto o troppo pieno. Mai il giusto. Un paio di pensieri smessi, di quelli che tornano solo di notte.
Mezz’ora di normalità, insomma. Normalità che tanto spesso pare far rima con banalità.
Mezz’ora di normalità, e un pensiero più o meno colpevole a chi la vorrebbe, ora, questa normalità.
E allora sì, senza paura, quel “tà” finale, con la sua bella prosodia accesa, rima pure con felicità o, almeno, con tranquillità.
E’ solo che si è sempre troppo presi da altro, per accorgersene.
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