Archivio per la categoria 'Musicalmente'

11
Set
09

Scusate, ma io ci farei un post

L’amico di turno ti piazza un live di Figlio di un cane del Liga.
E non importa se ora ti fa cagare: torni sistematicamente ad avere 14 anni, col tuo pericolosamente maggiorenne ragazzo dell’epoca. E il San Paolo che esplode in un urlo, e il “vado a dormire da un’amica” detto al telefono alla mamma, e i brividi, e.
 
[Se non altro, FriendFeed ti aiuta ad immortalare certe sensazioni.]
29
Giu
09

Trust me

Trust in me baby, trust in me baby

 Trust in my love, in my heart

 Keep the faith, baby, keep the faith in me, dear, in my love

 Don’t turn your face away from me, dear, oh you leave a lost girl

 Oh, don’t turn your love away, no no no no no no no

 You gotta believe in me, baby, yeah, trust me dear, oh…

[Ho l'impressione che il Rhum & Cola mi renda una Persona Pessima. Ad ogni modo, stanotte va così.
Ah, tanto per farvelo sapere: trovo che quando lei dice dammi tempo, dammi tempo, giusto un altro po' di tempo, sia decisamente struggente.]
14
Mag
09

L’equilibrio è un miracolo

Per un momento io lascio la vita sospesa negli angoli,
e mi abbandono all’umana paura di essere liberi…

[La memoria è un tentazione forte.

Il ricordo, una tortura lieve.]

20
Feb
09

Sincerità

Chè se le cose andassero come canta questa qua, io non mi metterei a dormire ogni notte con un gomitolo di tristezze e rancori ingolfato in gola.

Però, caruccia è caruccia, eh.

16
Feb
09

Hi David!

Ok.

Tanto per non smentirmi, anche stanotte mi sono ritagliata il mio bel momento onirico – delirante.

Sto collezionando sogni assurdi, negli ultimi giorni. I protagonisti siamo sempre: io e la mia rabbia, io e i miei pensieri scomodi, io e i miei fantasmi, io e i litigi violenti (che spesso culminano in delitti truculenti) con i miei/con lui/con i vecchietti in fila all’ufficio postale/con gli assistenti universitari ottusi/ecc. ecc. ecc.

Stanotte, o meglio, stamattina, considerando che non prendo sonno prima delle 4, c’ho dato una svolta!

C’era quest’ambientazione un po’ fumosa e sfatta, da retrobottega di club londinese, e io avevo il trucco pesante mezzo sciolto e i capelli lisci e neri.

Lui precipita nel campo visivo spalancando la tipica porta sul retro, cigolante. Un fascio di luce, di cui lui è la fonte indiscussa, invade l’ambiente, colorando le spire di polvere sottile nell’aria.

Lui mi guarda, si avvicina con passo deciso-ma-felpato e mi fa:

We can be Heroes, just for one day

Se lo dici tu, David…

16
Feb
09

Supponiamo un amore

Supponiamo è già tardi

devo andare, ma non vuoi

supponiamo che cerchino

il mio viso, gli occhi tuoi.

Arrossiresti nel viso

se mi rubassi un sorriso,

supponendo che, in fondo,

ciò che conta,

siamo noi?

14
Ott
08

Creta

…sul tornio delle albe e dei tramonti.

Accarezzata, colpita, spinta.

Assecondata.

Stretta, trattenuta.

Graffiata.

Ma sulla pelle non lasciano traccia, le mani.

Il cuore, lo stomaco, i polmoni: quelli sì.

Viscosi delle mille impronte dei protagonisti di un giorno,

o poco più.

Lascia un segno!

Plasmami, appena.

E vattene.

Scivola, vai via.

05
Ott
08

Cambio di stagione

Autunno.

Striscia sotto la finestra. Freddo.

Sostituire l’immancabile Caipiroska alla fragola con una cioccolata calda corretta col Bayles.

Voglia di piumone, di giocare al rintano sotto la coperta.

Un onesto raffreddore. Gli occhi lucidi e più spiritati del solito.

Una domenica in casa. Amici, caffè, qualche sigaretta. Critica impietosa alla Tv e al suo palinsesto stagnante, a tratti grottesco, a tratti fastidioso. Puntatine estatisco – sfatte su qualche televendita di inservibili prodotti per la casa. Le televendite: croce e delizia dello spettatore intorpidito.

Un pigiamone di pile a salopette, rosa, ciprioso, con un’improbabile scritta brillantinata su: I’m so sexy.

No, lo specchio non mi dice esattamente lo stesso. I bagordi del sabato mi si sono accumulati nelle occhiaie. Sono pallida. Ho vivissimi momenti di perplessità. Il freddo mi accende le vene verdastre del collo, mi secca la pelle.

Sorrido.

Incastrato in qualche angolo del semicosciente c’è un baule di propositi che attendono di essere arieggiati, spolverati, sprimacciati.

La lunga e calda ferita dell’estate sta ricucendo i lembi sfrangiati.

Parlo di prima e di dopo.

Di rispetto di me.

C’ho questo chiodo fisso: insegnare alla gente a trattarmi meglio.

Occhieggio ad un paio di ricordi. Sorrido ad un sorriso, ricaccio una lacrimuccia dispettosa.

Riecheggio di farò, sarò, diventerò, in questa prima domenica d’ottobre.

Come se il rintocco placido della o accentata potesse essere una specie di garanzia,un pegno, una promessa.

No, non sono triste.

Archivio il pareo, spolvero l’impermeabile.

Ripongo le canotte, accarezzo i maglioni.

Chè forse ad andare in giro più coperti, questo fremito del mondo sulla pelle lo si sente di meno.

18
Set
08

Farewall

Questo Bolognese Comunista e Bevitore riesce ancora a commuovermi.

Farewell.

Un’altra puntata del ciclo degli addii.

Sulla soglia di una storia ci si culla nel ricordo di un montone orientale.

Farewell, perchè “…il peccato fu creder speciale una storia normale”.

Perchè siamo tutti un po’ così: con la fretta nelle mani e l’eternità negli occhi.

Farewell: lasciamoci un saluto. Un the end con l’applauso.

Saranno i bistrattati titoli di coda di mille storie tristi, rattoppati, giustapposti, misturati, a far da colonna sonora agli anni dell’oblio.

Saranno le mancanze e i percorsi interrotti a foderarci la memoria, a scaldarci il cuore, a tenderci un sorriso.

Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d’estate
con qualcosa di fragile come le storie passate:
forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me…

E il dolore di non sentire più assieme passerà. Passerà anche quello.

Ma dedichiamoci un saluto.

Farewell.

16
Set
08

Io Rick Wright l’ho conosciuto così

Avevo sei anni, massimo sette.

Ero in auto, una Renault color melanzana che a pensarci ora mi viene da ridere, con questo mio zio giovane, un po’ scapestrato. Che mi raccontava di viaggi in America, di donne bellissime, e aveva sù sempre qualche maglietta marchiata Yale o Columbia.

Bruno, mediterraneo, affascinante. Il modello sul quale, in seguito, ho costruito il mio ideale d’uomo.

Il suo più grande tesoro era un pezzo di carta rettangolare, lo teneva sotto vetro.

Pink Floyd c’era scritto sù.

In seguito ho scoperto che si trattava del biglietto di un concerto, al quale, per ragioni avverse, alla fine non era potuto andare.

Ero in auto con lui, dicevo. S’era preso l’impegno di farmi crescere bene. Ecco, mi stava facendo osservare una custodia quadrata, cartonata, con una immagine meravigliosa sù.

Una distesa di letti, su una spiaggia.

Che senti?

Mi chiedeva. Io non capivo, però mi sentivo felice.

Forse un po’ spaventata ecco. Con una moltitudine di domande di seconda fila affacciate ai bordi della coscienza: E se piove? E se ho freddo, poi? E se gli altri russano?

Alessà, tu devi imparare a volare

Mi diceva. Faceva partire una canzone, e a denti stretti guardava oltre il finestrino.

Ora mio zio ha quarant’anni e due figli.

Che io sappia, a loro non fa ascoltare questa musica qui. S’è convinto che è meglio non imparare a volare, se poi ti devono spezzare le ali.

Non se li carica in auto a caccia di emozioni. A cercare sogni nelle custodie dei vinili e nei letti sulla spiaggia.

Disincanto.

E ieri Rick Wright è morto.

Learning to fly, io ci sto provando, tu non smettere.

Gli ho mandato uno sms ieri a mio zio, ne ho sentito il bisogno.

Qua nessuno capisce un cazzo.

Mi ha risposto, secco, dopo poco.

Mi chiedo se le ali cicatrizzano, col tempo.

O se, a non usarle, si rattrappiscono e cadono giù.

Ciao Rick, statti bene!




divago ergo sum

Sono Alessandra, bipede, femmina, respiro e poco altro. Sono Jaqueline, fumo Vogue alla menta e ho la "r franscese". Sono Miss, sono più vera del vero, o almeno ci provo. Sono IO, coerente all'incoerenza, e scusatemi se è poco.

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