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coinquiliniche ninne

(Interno 11, odore di soffritto e di panni stesi, circa l’una di notte. Lei rientra vagamente affaticata. Quando fa le scale da sola le vengono i pensieri. Anche se le fa di corsa. E menomale che abita al primo piano. Occhio ai social network mentre si sfila i camperos con sommo disagio. All’ingresso, sul Divano. Infastidendo Un Coinquilino.)

- Uh, Firenze (canzone triste), ascolta, è bellissima… Poi, me la cantava mia madre, da piccola, per farmi addormentare…oddio che botta… - lei parla, sempre troppo – …oddio, oddio, poi io chiedevo sempre chi fosse questo Barbarossa e lei mi raccontava che era mio padre, che, ora è decisamente biondiccio, l’hai visto, ma da giovane aveva la barbetta rossa…carino…le lentiggini…infatti anch’io…bella…oddio che botta…poi…poi è una canzone bellissima perché c’è quest’equivoco irrisolto, questa confusione tra l’amore per un’ipotetica sfumatissima donna e quello reale, doloroso, attuale…per la città…capì? bella proprio… - larghi sorrisi.

- Ah. Uh. No, non conoscevo. Uh, moscia. Uh, ecco vedi, uh, una canzone con una trama, con una storia… – ma che, me stai a percula’? – a me mio padre mi cantava E ti tirano le pietre

Un mercoledì notte

C’è qualcosa che ho capito tra il concerto di Brunori sas, l’ottantotto che passa dentro Villa Borghese di notte e il desiderio improvviso di frozen yogurt.

C’è qualcosa che ho capito dando un occhio svogliato ma necessario ai social network, prima anche solo di pensare di fare qualcos’altro.

C’è qualcosa che ho capito tante volte.

Che voglio tirarmi fuori dai rapporti dove non sono per gli altri quello che gli altri sono per me.

C’è qualcosa che ho capito. Che se devo confondermi tra le moine e le foto sbiadite di altre come me che non sono io, voglio scomparire.

Non per un morettiano tentativo di farmi notare più se non vengo.

Ma per un bisogno estremo quanto inutile di reciprocità.

Di chiarezza sentimentale.

C’è qualcosa che ho capito e che non vorrei capire oltre.

Perché la felicità è non capire.

Ma se devo far finta di non capire, sarà solo fare finta di essere felici.

[E la conosci questa sensazione/questo senso di vuoto senza una ragione.]

 

 

 

 

Ancora tu

ma non dovevamo non vederci più?

[Minestra riscaldata is a state of mind.]

Le coincidenze del 60 notturno

Non è il passato in sè a fare nostalgia.

Piuttosto, quell’incredibile capacità che ha di ritenere felicità ormai lontane.

Di ripassarle in seppia, di farle nebulose e affascinanti.

Di assegnarti cammei estemporanei in tutti i film che intravedo e nel renderti strimpellatore irresistibile di ogni canzone stupida che sento.

Dicono che a ricordare ci voglia coraggio.

Forse non hanno mai provato a dimenticare.

[...lo prendo sempre per/venir da te]

Mi ritorni in mente

e sbattono le porte dei pensieri.

E’ estate e il sole gioca col pulviscolo, la sigla sbiadita di qualche telefilm troppo vecchio e triste per essere vero suona in lontananza.

Tu corri, muovendo un vento che non rinfresca.

[Mi piacciono canzoni che non ho mai amato.
Non vedo perché non possa amare te che, in confidenza, non mi sei mai piaciuto.]

È colpa mia

Ho paura delle sere che non ho voglia di parlarti.

Ho paura di quello che non ti racconto, delle inevitabili discussioni che evito al nostro sottile rapporto.

Ho paura quando penso che è troppo tardi per dirti che mi manchi o che ti voglio.

Ed è una paura stupida,

perchè è quello che aspettavo da una vita.

[...se siamo diventati indifferenti]

Another Chance

Non che ami molto questa canzone.

Non più nè meno di una qualsiasi altra che, per una questione generazionale, abbia fatto bene o male parte di qualche momento della mia vita.

Quello che amo, di questa canzone, è il video.

Ed è un clichè, uno dei mille che ho e che parlano di me più di quanto io sappia fare, al quale mi appiglio spesso di notte, magari appena tornata a casa un po’ a pezzi.

Le mie serate iniziano tutte alla grande: dovrei, in qualche modo, riuscire a bypassare il momento del ritorno, della strada che scivola, l’autoradio che gira a vuoto, quel senso definitorio di nulla.

Mi pare scioccamente retorico dire che anche a me certe volte sembra di avere un cuore così. Rosso, fuori misura, fragile, ingombrante.

Pronto a ritornare enorme ad ogni risveglio e a rimpicciolirsi durante la giornata.

Ma suppongo sia solo perchè sono un po’ malinconica, e tutto questo fastidio che tento di convogliare in rabbia, uscite vorticose, contatti rapaci, poi viene a farmi toc toc sulla spalla quando sono sola.

Fossi in lei, comunque, io sarei molto orgogliosa del mio gigantesco cuore rosso.

Indipendentemente da tutto.

:)

Scusate, ma io ci farei un post

L’amico di turno ti piazza un live di Figlio di un cane del Liga.
E non importa se ora ti fa cagare: torni sistematicamente ad avere 14 anni, col tuo pericolosamente maggiorenne ragazzo dell’epoca. E il San Paolo che esplode in un urlo, e il “vado a dormire da un’amica” detto al telefono alla mamma, e i brividi, e.
 
[Se non altro, FriendFeed ti aiuta ad immortalare certe sensazioni.]

Trust me

Trust in me baby, trust in me baby

 Trust in my love, in my heart

 Keep the faith, baby, keep the faith in me, dear, in my love

 Don’t turn your face away from me, dear, oh you leave a lost girl

 Oh, don’t turn your love away, no no no no no no no

 You gotta believe in me, baby, yeah, trust me dear, oh…

[Ho l'impressione che il Rhum & Cola mi renda una Persona Pessima. Ad ogni modo, stanotte va così.
Ah, tanto per farvelo sapere: trovo che quando lei dice dammi tempo, dammi tempo, giusto un altro po' di tempo, sia decisamente struggente.]

L’equilibrio è un miracolo

Per un momento io lascio la vita sospesa negli angoli,
e mi abbandono all’umana paura di essere liberi…

[La memoria è un tentazione forte.

Il ricordo, una tortura lieve.]

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