Archivio | Parole in pegno RSS for this section

Momenti di trascurabile comodità

Quando la donna con cui dormo ha capito che ognuno deve dormire dal suo lato. Che ci si può abbracciare prima, o quando ci svegliamo la mattina, ma quando si dorme bisogna stare ognuno per i fatti suoi. Dividendo il letto con la stessa meticolosità con cui si tracciava la linea di divisione del banco con il compagno di banco, a scuola.

Francesco  Piccolo

Momenti di trascurabile felicità

pag. 25

Di bocca buona

Che poi non si capisce in cosa consistano, questi progetti (perché non è che te lo spiegano), né, soprattutto, cosa significhi esattamente «lavorare a un progetto». Tant’è che non sai mai cosa dire, e provi anche dell’imbarazzo, quando ti senti rivolgere la frase: «Sto lavorando a un progetto». Il fatto è che Roma ha quest’aura di progettualità che l’avvolge come fa la nebbia con Milano; come fosse attraversata da una specie di trenino virtuale del successo che ogni tanto fa salire qualcuno, e rende i progetti più realizzabili che al sud. Che poi, e non sarebbe nemmeno il caso di dirlo, non è mica vero che se uno va a Roma realizza progetti. Però Roma ce l’ha, questa capacità d’infondere suggestioni di anticamera di progetti ad alta probabilità di realizzazione, e tanto basta, a uno che vuol realizzare progetti indefiniti. Perché Roma è sì un grande centro del mondo, però è di bocca buona. Accoglie un po’ tutti. Infatti è piena di progettisti che vivacchiano. Ripaga con la sua reputazione di grande centro del mondo il sacrificio di chi, pur avendola scelta come luogo d’elezione, non realizza alcun progetto e tira avanti con gli sforzi dei genitori decrepiti.

Diego De Silva

Sono contrario alle emozioni

25/3

Di Tabucchi, così su due piedi, mi è venuta in mente una lettura estemporanea e congiunta, di quelle in piedi in libreria, in una Feltrinelli a non meno di 150 chilometri da qui.

Non Sostiene Pereira, non Notturno Indiano, amato e consumato, non Requiem, incontrato in un ciclico e incerto tentativo di imparare il portoghese, non tutto Pessoa.

Si sta facendo sempre più tardi.

Un piccolo libro di persone che si raccontano gli occhi con le parole.

Sarà che piove, ma non mi sono mai sentita così sola.

[Ti avevo detto: ora è finita. Ma senza dirtelo, perché anche il silenzio è carsico.]

Ora

Fino a che non ci si impegna,
c’è esitazione, possibilità di tornare indietro,
e sempre inefficacia.

Riguardo ad ogni atto di iniziativa e creazione
c’è solo una verità elementare,
ignorare la quale uccide
innumerevoli idee e splendidi piani.

Nel momento in cui ci si compromette definitivamente,
anche la provvidenza si muove.
Ogni sorta di cose intervengono in aiuto,
cose che altrimenti non sarebbero mai accadute.
Una corrente di eventi ha inizio dalla decisione,
facendo sorgere a nostro favore
ogni tipo di incidenti e di imprevisti,
di incontri e di assistenza materiale,
che nessuno avrebbe sognato
potessero avvenire in questo modo.

Qualsiasi cosa tu possa fare,
o sognare di poter fare,
incominciala.

Il coraggio ha in sé il genio,
il potere e la magia.

Incominciala ora.

Faust, Goethe

Prudereccismi primordiali

- Ma hai capito quanto sono vecchia? La prima cosa che mi ha timidamente agitato le mutande è stata la scena di Titanic in cui Jack e Rose trombano nella Renault. Millenovecentonovantasette.

- Ah, era una Renault? [pausa] A me [pausa] credo sia stato [sospiro] Ritorno al Futuro. Doveva essere l’ott…

- Beh, direi che ricordare l’anno non è la cosa più rilevante, a questo punto.

Come con le scarpe

Io non lo so se di voler bene si sceglie oppure no,

ma so che non ho smesso.

Segni

Il gioco è proprio questo: voglio cercare di lasciarti dei segni così dopo sono cazzi tuoi come fai a casa. E’ il gioco che fa lei con me e io con lei. Alla fine del gioco, vince, la faccio vincere, perché è questa la strategia che abbiamo messo in atto, e poi avrò la mia ricompensa. Lei è sopra e io sotto e mi ordina di muovermi e di fermarmi, di sbatterla e di bloccarmi, intanto che si muove con ritmo e facendo dei cerchi con una consapevolezza di sè che mi lascia ammirato e che mi ha sempre fatto pensare che in fondo è così, basta che tu voglia una cosa e una sola, basta che nella vita ti concentri su un piacere o un dovere o una passione e spendi la maggior parte del tuo tempo per quella e alla fine – sempre, sempre, sempre – quella cosa diventa tua, ne sei padrone, la sai decodificare, capire, fare.

La separazione del maschio – Francesco Piccolo

La separazione del maschio

Senza che glielo chiedessi, Teresa ha giurato che è successo solo due volte. Me lo aspettavo. Se avesse scoperto me, anche io averi detto: solo due volte. Una è impossibile e tre sono un rapporto. Due volte è il numero più  credibile e rassicurante al tempo stesso. A me è capitato di dirlo ogni volta che è stato necessario, in tutta la mia vita. E’  una formula, il numero esatto per dire una verità abbastanza tragica ma non ancora inquietante. Due volte. Quindi ho sperato che non lo dicesse. Ma l’ha detto.

La separazione del maschio,

Francesco Piccolo

Ah.

lui -Sto lavorando sul senso di colpa

lei -Su come gestire il tuo?

lui -No, su come suscitare e sfruttare quello degli altri

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 1.017 other followers