credo
solo
alla
pelle.
credo
solo
alla
pelle.
Trust in me baby, trust in me baby
Trust in my love, in my heart
Keep the faith, baby, keep the faith in me, dear, in my love
Don’t turn your face away from me, dear, oh you leave a lost girl
Oh, don’t turn your love away, no no no no no no no
You gotta believe in me, baby, yeah, trust me dear, oh…
- C’ho voglia…
25/06/2009 – 01:16
***
- Di che?
25/06/2009 – 01:17
Io senza di te sto meglio.
E non lo dico per convincermi o perchè il mio motivatore così m’ha fatto credere.
Io senza di te sto proprio meglio.
Ho la pelle più liscia e dormo di più, sorrido più spesso, sono più gentile e la mattina mi sveglio pensando alla Primavera. Sto meglio da quando non ho più l’affanno di dover misurare le parole, da quando non moltiplico più i miei problemi mischiandoli con i tuoi. Sto meglio a sentire il cuore vuoto e aperto, i sensi tesi e gli occhi che ricominciano ad ammiccare al mondo.
Sto meglio da quando ho ripreso a voler piacere e a sentirmi piacere. Sto meglio da quando, timidamente, mi si è affacciata l’idea che tu non fossi poi così tanto unico e speciale, da quando riesco a fare la conta dei tuoi difetti e delle tue meschinità, dei tuoi egoismi e delle tue inadeguatezze.
Sto meglio da quando ti vedo per quello che sei, nè meglio, nè peggio. Ma sconcertantemente normale.
Perchè senza maschere e senza trucco siamo tutti normali. Insignificanti. Anonimi.
Perchè dietro le quinte ci dobbiamo rassegnare a ciò che siamo, dismettendo il fantasma logoro di quello che interpretiamo.
E io senza di te sto normale. Non questa gran cosa, ma, insomma! sto meglio. Ricomincio a respirare.
E non c’avevo mai pensato, non me n’ero mai accorta, non me l’avevano mai detto, non c’avevo mai creduto che togliendo la testa da sotto l’acqua si potesse ricominciare a sentire, a vivere, a provare.
vorrei girare con un cartello con su scritto:
SONO UBRIACA, MICA SONO SCEMA!
Ma tu,
ci sei
o ci fai?
Dolce, malinconico, lento, indefinito.
Scivolo sulle luci di Roma. Mi appiglio all’iridescenza dei lampioni, alle note, alle corse folli dei notturni nelle strade deserte.
Chè lo senti nei dossi e nelle curve a gomito: l’autista del notturno c’ha la fretta nei piedi. La fretta di un cuscino da riscaldare, di una donna con la quale fare l’amore. Di un uscio da attraversare, di qualche spigolo di vita da riempire.
L’urgenza nella mie dita, l’urgenza dell’alcool che amplifica le percezioni e fa sgranare gli occhi. L’urgenza che ti lascia ridere come se non avessi mai riso e ti fa godere per quest’accenno di Primavera sulla pelle. L’urgenza che ti fa dire domani, l’urgenza che ti accende nelle mani la voglia di qualcuno.
L’urgenza di.
Centellino gli ultimi passi verso casa, raccolgo lo zucchero a velo agli angoli della bocca, appiccico un post it su un paio di immagini. Ricordami, ci scrivo su.
Cosa saremmo senza quello che riusciamo a ricordare?
Cosa saremmo senza i pensieri che dissolvono, senza i momenti di anarchia emozionale, senza le notti stupide, i fremiti e gli amori?
Io voglio godermi tutto, voglio soffrirmi tutto, voglio sudarmi tutto.
Senza risparmio.
Chè domani sarà già tardi, e oggi è già passato.
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