Tag Archive | maschere

Si sta meglio senza te

Io senza di te sto meglio.

E non lo dico per convincermi o perchè il mio motivatore così m’ha fatto credere.

Io senza di te sto proprio meglio.

Ho la pelle più liscia e dormo di più, sorrido più spesso, sono più gentile e la mattina mi sveglio pensando alla Primavera. Sto meglio da quando non ho più l’affanno di dover misurare le parole, da quando non moltiplico più i miei problemi mischiandoli con i tuoi. Sto meglio a sentire il cuore vuoto e aperto, i sensi tesi e gli occhi che ricominciano ad ammiccare al mondo.

Sto meglio da quando ho ripreso a voler piacere e a sentirmi piacere. Sto meglio da quando, timidamente, mi si è affacciata l’idea che tu non fossi poi così tanto unico e speciale, da quando riesco a fare la conta dei tuoi difetti e delle tue meschinità, dei tuoi egoismi e delle tue inadeguatezze.

Sto meglio da quando ti vedo per quello che sei, nè meglio, nè peggio. Ma sconcertantemente normale.

Perchè senza maschere e senza trucco siamo tutti normali. Insignificanti. Anonimi.

Perchè dietro le quinte ci dobbiamo rassegnare a ciò che siamo, dismettendo il fantasma logoro di quello che interpretiamo.

E io senza di te sto normale. Non questa gran cosa, ma, insomma! sto meglio. Ricomincio a respirare.

E non c’avevo mai pensato, non me n’ero mai accorta, non me l’avevano mai detto, non c’avevo mai creduto che togliendo  la testa da sotto l’acqua si potesse ricominciare a sentire, a vivere, a provare.

Mia nonna

Mia nonna è una donnina ingrigita e rugosa come una mela scordata su un tavolo.

Non si è mai arresa al bianco che incalza: è invecchiata combattendo una battaglia rabbiosa contro l’età e i malanni, contro un destino che non è mai come te lo aspetti e contro la necessità di ingabbiare un carattere esuberante in un’orizzonte troppo ristretto.

E’ invecchiata facendo i capricci, anche. Passando da quelli da bambina paffuta a quelli da giovinetta di porcellana col fidanzato in divisa, fino a quelli da donna grigia, ingrigita, donna che non si arrende al bianco.

Una donna di strategie e di sorrisi, una ruffiana, una comunicatrice naturale e brillante, mia nonna.

L’ho rivista, stasera, accartocciata nella maschera rugosa di se stessa, mia nonna arrabbiata. Arrabbiata col tempo che passa.

Questa donna dalle mille astuzie un po’ m’ha cresciuta quand’ero bambina, suscitandomi, per reazione, quella schiettezza sgarbata che, ancora fino a poco tempo fa, mi rimproverava.

Mia nonna abbandonata sul divano, avviluppata in una vestaglia più abbandonata di lei, su un corpo senza carne.

“Menicu’, nun me lassà…”

Domenico, non mi lasciare…

Diceva mia nonna stasera, ignorandoci tutti e guardandolo con occhi imploranti, lui, l’amore di una vita.

Mia nonna grigia s’è tolta la maschera, stasera.

Capita a tutti, prima o poi.

E non è mai troppo tardi.

Non è mai tardi per raccontare quanto siamo deboli, quanto ci sentiamo soli e quanto abbiamo paura.

E’ di sicurezza

la voglia che ho e che vorrei non avere.

Ticchetta sulla spalla e ha il rumore della notte. Il fruscio perso del vento.

Non basta chiamare le mille me a raccolta, sentirle squittire nel vuoto pneumatico della mente assorta.

Di mille voci, una. Fatta di stralci, collage di sillabe, patchwork di dialoghi.

Una, e chiede certezze.

Elemosina argilla nella quale affondare le dita.

Spuntoni di roccia fragile ai quali arpionarsi.

Radici picchetti fondamenta binari

Immobile,

 al cospetto della sistematica smentita di ogni ovvia ovvietà.

Secondapersona

Scopri che certe cose ti fanno piangere. Non lo sapevi, eppure ora sei qui, col mascara colato in arabeschi irregolari sulle gote.

Cos’è? La sensazione di sentirti meno di niente o quella di aver conservato intatta tutta la fragilità dei tuoi 13 anni, ancora?

Tra il pensarci e il non pensarci passa il varco infinitesimale di un pensiero.

Tra l’usare e l’essere usati, tra l’essere oggetti o soggetti.

Ti vedi sul limitare, con la paura ansiosa di chi sta per saltare il parapetto e la prudenza codarda di chi si tiene bene alla ringhiera.

Pensi a tutte le volte che non ti si ascolta davvero. A quelle che pensavi di dominare e ti sei ritrovata miseramente dominata. A quelle che volevi smettere di giocare, scendere dalla giostra. Ma hai proseguito per inerzia.

Perchè ti scappa troppo da vivere. Continua a leggere…

Inadeguata

Rancore.

Nei risvegli affannati, negli incubi senza nome, nei labirinti tortuosi del pensiero, nell’universo esteso del possibile e in quello sconfinato dell’impossibile.

Nella nausea mattutina, nella rabbia delle lacrime improvvise, io lo sento.

E’ un sentimento snervante, che si aggrappa ai ricordi, che falsifica e vanifica l’immagine di quanto di buono c’è stato. Che ti fa dubitare che qualcosa di buono ci sia stato davvero.

Sfoglio i ricordi, le parole, i gesti, i brividi e ho la prepotente sensazione che fosse tutto finto. Squallidi fondali in compensato dipinto, destinati a venir giù, al primo soffio di vento.

Sono rancorosa, sì. Lo sono nei confronti di mille cose, di mille piccole scheggie di ricordo che mi tormentano, ancora.

Mettere mano a tutto questo non è facile.

La felicità ho imparato a costruirmela giorno dopo giorno sulle fondamenta incerte del disagio: ho indossato maschere, fatto indiscriminatamente razzie di brividi, corso a perdifiato solo per sentire il respiro farsi affannoso, per accorgermi di essere viva, di reagire a me stessa.

Poi una sera ti guardi allo specchio. Sarà che il trucco lavato via ti lascia il viso insolitamente pallido, quasi trasparente. Sarà che vedi le occhiaie calcare la scena da protagoniste, o che, tentando di agguantare ad occhi serrati lo struccante, fai precipitare più o meno tutto il microcosmo in bilico sulla mensola. A quel punto smadonni e ti viene da piangere. Così, come se fosse naturale.

Ancora una volta “inadeguata” è la parola chiave.

Inadeguata perchè per entrare in certi ingranaggi devo sempre rinunciare a qualcosa di me.

Inadeguata perchè mi è difficilissimo mostrarmi per quella che sono e perchè non mi sento poi così sicura di essere unica e definita.

Inadeguata perchè coi sentimenti non so trattare.

Inadeguata perchè non mi sento molto diversa rispetto a quando avevo 15 anni.

Visti da vicino siamo tutti anormali, si dice.

Allora guardami da lontano, fermati!

Fai finta che sia uno stereotipo, un luogo comune.

Disegnami un profilo social-generazionale, ficcamici dentro e facciamola finita.

Ho bisogno d’ordine e di certezze stucchevoli, chè col caos di dentro, rischio di implodere.

Ok, ho un nuovo blog.

Ok, ho un nuovo blog.

In effetti ci pensavo da un po’ al trasloco su una piattaforma più seria: io provengo da qui, un Live Space estremamente artigianale e…vediamo…emozionale, sclerotico, approssimativo, follemente sciocco…e chi più ne ha più ne metta.

M’è venuto ‘sto pallino di aprire un blog su WordPress, e eccomi qua.

Continua a leggere…

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 1.017 other followers