Telefonotte
Il senso imperscrutabile della domanda Dormivi?
è chiuso tutto nella volta in cui rispondi Sì
sorridendo.
Ho paura
di quello che la notte screma dal rimescolio confuso del giorno.
Ho paura perchè non si può più scappare.
Faccia a faccia io e te
e i nostri occhi troppo belli per poter essere ingannati.
Ad una certa ora
capita che ti fai tentare dal presuntuoso pensiero
di lenire la mancanza di qualcuno dentro al letto di qualcun altro.
E’ una puttanata.
[E che ve lo dico a fa']
Voglio una vita complicata
Una cosa sola mi fa incazzare. Ed è il pensiero di tutta questa felicità mandata a puttane.
Tutta questa roba qui, tra il petto e il basso ventre, sacrificata a qualche mese stupido di facilità.
In culo la facilità.
Voglio una vita complicata.
Parole parole parole
[I miei tag parlano ossessivamente di me.
E quel SENTIMENTI così grosso mi fa un po' paura.]
Righe
Non sono una persona ordinata.
Faccio confusione, arronzo, tengo calzini e mutande nello stesso cassetto.
Spesso perdo le cose nella dimensione imperscrutabile del sotto-al-letto.
Sotto-al-letto accumulo mondi, dimentico storie, colleziono polvere e fantasmi.
Non sono una persona ordinata. Non so esserlo.
Spesso mi impongo delle meticolosità artificiali: allineare le scarpe, disporre i libri per gradazione di colore del dorso, fare bucati bianchi e bucati colorati.
Ma dura un attimo, il tempo di rassegnarsi a questa personalissima entropia. Di rimanere incantati davanti al centrifugato di stracci iridati che si scorge dall’oblò della lavatrice.
Non sono ordinata. Ciò che ordino finisco per considerarlo archiviato.
Anche per i sentimenti è così: chiudo in teche di cristallo quelli che raggiungono conformazioni stabili. Li guardo come si guardano i quadri già dipinti e i fogli già scritti. Con compiaciuto distacco.
Non sono ordinata e non vado orgogliosa del mio non esserlo.
Il disordine, per risultare gradevole, richiede una calma che non ho, una serenità d’animo che mi è estranea.
Non sono ordinata, ma amo le righe del mio letto.
Sono righe orizzontali, righe di tela ispida, gialle e arancioni.
Le amo perfette. Ordinate, loro. A me ortogonali, reciprocamente parallele.
Ogni riga è una traccia e ogni traccia è un percorso.
Ogni percorso tira la coda ad un perchè, un’esitazione, un sogno, un ricordo.
E le voglio pronte ogni notte. Tese, distinte, compatte. Onde statiche e sicure.
Al mattino le liscio sotto le mani, le blandisco col palmo, come fossero rughe della notte.
Grinze lievi sui corpi che esse stesse cullano al largo, ma che (sempre, ogni volta) faticano a lasciar scomparire.
Ovvietà mancanti
È così poco onesto giocare sul filo tagliente del mi manchi, non mi mancare.
Ho ancora
troppi dei tuoi sorrisi a perdere
incastrati tra i miei perchè.
Certe volte
quando torno a casa distrutta, persa nell’ultima notte che è diventata pomeriggio-del-giorno-dopo senza passare dal via, avrei solo voglia di un vecchio film.
Uno di quelli in bianco e nero, con le donne soffici con i boccoletti biondi e i lucciconi agli occhi, i vestiti stretti in vita e morbidi sui fianchi e uomini sempre troppo pettinati per essere veri.
[Dicono che è Ferragosto.
Io faccio follie per passare il tempo e di giorno resto sospesa, adagiata nell'impegno blando di crearmi un'aspettativa da non disattendere troppo in fretta.
Buona giornata a voi,
che sapete fare le cose per bene.
E buonanotte a me.]
Confini
Breve commedia in tre atti
I sentimenti.
La smania di definirli.
La comparsa della seconda come segno inequivocabile della decadenza dei primi.









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