Il Kamasutra della Moka

Allora, premetto che sto furiosamente sbarellando sotto gli effetti (malevoli & benevoli) della caffeina.

Considerando che, almeno nell’ultimo periodo, il caffè è l’unica cosa nei confronti della quale nutro un sentimento che può approssimativamente definirsi “Amore”, decido, oggi, di iniziare su codesto blogghe una rubrica che racconti di quest’amore e delle sue molteplici forme ed espressioni.

Una specie di Kamasutra della Moka, giusto per capirci.

E dato che la denominazione “Kamasutra della Moka” mi piace abbastanza, fino a nuova deliberazione è così che si chiamerà la pseudo rubrica di cui sopra.

(Ora il mio pensiero va, divertitamente, a coloro i quali si imbatteranno nel mio blogghe cercando tutt’altro. E con loro mi scuso sin d’ora.)

Ed ecco il primo articolo:

Ristretto con cacao amaro

Stamattina la mia voglia di caffeina si presentava complessa. Esigente.

Smaniavo per una martellata adrenalinica prêt-à-porter, più che per un caffè. Ho dato un’occhiataccia alla mia enciclopedia mentale (composta di cazzate, più che altro) e mi sono imbattuta nel ricordo di questo caffè denso e aromatico, vero must personale di qualche anno fa.

La preparazione è semplice:

Dopo aver sciacquettato approssimativamente la moka, ci si mette l’acqua. ATTENZIONE! Trattandosi di un ristretto, il quantitativo d’acqua deve essere più o meno la metà di quello che impieghereste per un caffè normale.

Per quanto riguarda la carica del filtro, io procedo così: lo riempio per metà, curando di pressare bene la polvere di caffè, poi aggiungo un cucchiaino raso di polvere di cacao amaro, per poi completare il riempimento con la polvere di caffè. Livello col cucchiaino, ci incido una “A” sopra perchè sono scema, e procedo alla chisura della moka. (Rischiando di slogarmi un polso).

La metto sù a fuoco piuttosto lento, e intanto preparo una tazzina di vetro con un paio di cucchiaini scarsi di zucchero.

La vigilo amorevolmente.

La sollevo dalla fiamma quando il caffè inizia ad uscire.

Inalo religiosamente l’aroma delle prime gocce, le migliori.

Smorzo la fiamma prima che la moka inizi a vomitare qualla schiumaccia giallognola e bagnaticcia che (de gustibus) rovina tutto.

Verso il tutto, bollente, nella tazzina e miscelo col cucchiaino. (Concedendomi il conformismo di girare in senso orario).

Degusto L E N T A M E N T E .

Amen.

N.B.: Sconsigliato agli ipertesi e agli schizzati redenti, o comunque con intenzione di redimersi.

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7 pensieri su “Il Kamasutra della Moka

  1. Ti ringrazio! 😛 Anche per il “pazza” che, sì…in fondo un po’ sì!
    Verrò presto a sbirciare il tuo blog! 😉

    Ah, un’anticipazione: presto parlerò anche dell’affogato al caffè che mi sono pucciata poco fa! 😀

  2. Eh, grazie. Pensa che io vorrei arrivare ad un punto nella vita in cui potrò camparci con il mio “scrivere accattivante”, quindi ti lascio immaginare quanto il tuo complimento mi risulti gradito. 🙂

  3. Grazie! XD Ehm…sono nuova e inesperta per quanto concerne il blogging, cos’è il RomaCamp? 🙂

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