Nostalgie

E’ di una marea scomposta di cose che sento la mancanza.

Tu sei l’ultima dell’elenco.

L’eco che rimane aggrappato in gola.

Il lembo di stoffa impigliato nella portiera.

L’ultimo scatto del rullino.

Il pensiero della notte.

Il goccio di caffè sul fondo, quello con la posa.

L’ultima sera di vacanza.

Hai la colpa suprema di sfilare la sequela della nostalgia, tirare il bandolo del rimpianto: sei Marco che mi canta Rimmel, sei i genitori folli d’affetto per me bambina, sei la mia migliore amica il giorno dei miei 18 anni, che mi guarda, estatica, e dice sei bellissima.

Sei il sapore del latte col Nesquik, il profumo di carta dei quaderni della prima elementare, sei la voce di mia nonna che racconta favole incredibili, sei l’emozione della prima volta che sono stata a galla, al mare, l’essenza umida e imbarazzata del primo bacio, l’orgoglio impaurito ma fiero del giorno degli esami di maturità, la gioia di qualche lettera ricevuta, i Natali in famiglia, i regali, i compleanni festosi, l’apparecchio per i denti e la prima pagina del diario segreto.

Sei tutto questo.

Non sei nulla di tutto questo.

Ma sei.

E io ho il bisogno di desiderare la mia ultima irrelatà (sbiadita, pallida, approssimativa), per ricacciare le altre, a milioni, scappate via, macinate dal tempo, consumate sulla candela degli eventi.

Nulla per nulla, mi abbarbico ad un nulla verosimile.

Scelgo un nome per le mie nostalgie, ed è il tuo.

Ma non sentirti l’obbligo di essere all’altezza.

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