Pecore mannare

Conta le pecore!  Si consiglia a chi non riesce a prendere sonno.

Mai corbelleria più succosa fu proferita.

C’ho provato, io, a contare le pecore. Mica facile.

Sono nel letto, tesissima e imbottita di caffè. Sono le tre, ho appena smesso di studiare. Curve della domanda e dell’offerta si intersecano inverosimilmente sul grafico spazio-tempo del mio cervello. Esternalità di Network implorano attenzione, elasticità incrociate si contorcono in sinusoidi inverosimili.

Sto flippando.

Accanto a me, placido come solo il genere maschile sa essere, l’ospite russa. Gli mollo qualche calcio, finto involontario. Lo bistratto fregandogli il lenzuolo. Mi rivolto convulsamente come una sogliola in padella.

Nulla.

Ok – penso – proviamo con le pecore.

Traccio col lapis della follia la mia bella pecorella mentale (è piccina, un po’ storpia, ma, insomma, ci sta, è proprio una pecora) e mi appresto a farle saltare uno steccato. Di quelli di legno chiaro, levigato, da paesaggio alpino.

La prima va, senza apparenti problemi.

Nel contempo un rumore graffiante, di unghia maleficarossalaccata su lavagna, mi raggiunge dal piano di sopra: ecco, mi ripropongo di andare a presentare la mia vibrata protesta alla prossima riunione di condominio, chè non è possibile che questi facciano tutto ‘sto casino, giorno e notte.

Mi rigiro, sbuffo, assesto una manata finto involontaria all’ospite, giusto per ricordargli chi è che comanda qui.

Ritorno alla pecora.

Non c’è più. Devo aver lasciato il recinto aperto.

Ne disegno mentalmente un’altra, la faccio saltare. Poi un’altra ancora. Infine una terza.

Concludo che mi costa uno sforzo immane immaginare una pecora ogni volta, poi convincerla a saltare lo steccato e a scomparire subito dopo.

Il lapis della follia si sente futurista, stanotte: pecore con mille zampe, steccati da rincorrere, lupi in tuta da Supermen che sbucano dal cespuglio di malvarose. (Un cespuglio di malvarose? E chi ce l’ha disegnato sulla tela della mia insania?)

Mi fermo, respiro. Una pedata all’ospite, tanto per gradire.

Decido di disegnare un archetipo di pecora che salta su un archetipo di steccato, per poi inserire la modalità rewind.

Dispersione musicale.

La la la la la la la fammi vedere! La la la la la la la fammi godere!

Ossantinumi, Vasco no!

Stringo il mio cuore di pelouche. Tengo ostinatamente aperti gli occhi nel buio. La pecora non c’è più.

Un rumore di spalaneve in piena attività arriva, nitido, dal piano di sopra.

Mi rammarico del non trovare particolare soddisfazione nell’arte della bestemmia.

Chiudo gli occhi per sfinimento.

Sono a migliaia! Mi aggrediscono! Hanno il sangue raggrumito agli angoli della bocca e un cipiglio folle e feroce! Un gregge di pecore mannare sullo schermo bigio della mia insonnia!

Riapro gli occhi.

L’ospite dorme supino, invadendo con gli arti oblunghi la mia parte di letto.

Mi aggroviglio nel lenzuolo, per protesta.

Contare le pecore è una puttanata, e questo è tutto.

Annunci

3 pensieri su “Pecore mannare

  1. lol! la prossima volta non le contare ,macellale e facci gli arrosticini

    io di solito per cercare il sonno immagino di avere un micio di fianco ,che al momento non mi posso permettere per carenza di spazi (hai presente quando vivi in regime di mammocrazia?)

  2. Pingback: Potrei « Miss Strong Ale’s blog

  3. ciao Alessandra, cercavo un’immagine rappresentativa del gruppo che ho appena creato su facebook, per i nottambuli e gli insonni 🙂 e ho trovatoi tuo post! mi hai fatto troppo ridere 🙂

    un saluto!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...