Il pensiero più triste

è che non basta una birra a scacciare la paranoia.

Due possono offuscarla, tre possono farti ballare in piedi su un tavolo, con quattro potresti urlare ti amo ai passanti.

Ma non basta.

La notte è il tempo della verità. I pensieri sono tanti, lo spazio poco, e il resto è nulla, buio, indefinito.

Disegno i confini delle cose, rammento date, centellino attimi di ricordo.

Fuori è buio.

Le cose hanno il colore del nulla, l’odore del nulla, la consistenza del nulla.

E io vorrei un tutto pieno di colori e suoni e sensazioni e vibrazioni e consistenze per perdermi, per stordirmi, per urlare che non è vero e per scacciare l’insonnia.

Lo so, già.

Ci saranno giravolte nel letto, fruscii ossessivi, immagini, bruciori alla bocca dello stomaco.

Le ore mi ticchetteranno sulla spalla, passando: ad ognuna dedicherò il peggio di me. Il rancore, la rabbia, la paura.

Domattina sarò distrutta, mi stringerò in qualche straccio e struscerò per il mondo.

Sorriderò, guarderò, mi lascerò guardare, saprò compiacere e essere compiaciuta.

Ma dentro urlerò.

Un urlo muto: lungo stridente graffiante, come un’unghia su una lavagna.

Soffro il male atroce di chi non ama e non odia.

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3 pensieri su “Il pensiero più triste

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