Ticchettare

pallido e assorto / presso un rovente muro d’orto

Sì, lo so, era “meriggiare” e non “ticchettare”. Però, che ne so, stamattina la si potrebbe declamare cosi:

ticchettare pallido e assorto / presso il trafficato muro Torto

Ok, la smetto. E’ che essere svegliati dalla pioggia che ticchetta sul vetro, non avere la premura di doversi alzare e affrontare il caos della città, giocare a nascondino coi piedi sotto le coperte, imprime a questa giornata un grande senso di serenità.

Roma piange, e io con lei. Perchè Roma me la sento dentro, Roma è l’unico posto, fino ad ora, nel quale io mi sia sentita “a casa” nell’accezione rasserenante e intima del termine.

Piango un po’ anch’io, quasi a suggellare un patto tra me e la Capitale.

Non son lacrime tristi, piuttosto lacrime serene-un-po’-amare di chi ha aggiunto un’altra voce alla lista mentale dei MAI PIU’.

Mai più indulgere al passato e alla tentazione del ricordo. Gli archivi sono fatti per impolverarsi.

E’ tutto.

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Un pensiero su “Ticchettare

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