E se oggi fosse domani?

La domenica è la patria indiscussa della paranoia.

Oggi son vittima di quella brama prepotente di finalizzarsi a qualcosa, di avere un obiettivo, una meta magari chimerica alla quale tendere, per la quale migliorarsi e impegnarsi. Ancora.

Ma le mie scadenze son sempre troppo brevi, i miei segmenti di progetti non valicano il limite della settimana. Tra quello che ho, o che potrei avere, non trovo nulla per cui valga la pena guardare più in là, per cui puntare il cannocchiale e darci di lungimiranza e dedizione.

Ci educano a vivere domani, a proiettarci nel domani, a costruire il domani, a formarci per domani.

Tutto ad un tratto m’è venuto il dubbio che di domani me ne sia lasciati sfuggire già troppi, io.

Domani vestiti da oggi, domani discreti, che non ti si presentano in parata scandendo: “Hey, sono il tuo futuro, agguantami!”

Ho vent’anni e per sognare mi aggrappo al lacero clichè di aprire un locale su un’isola caraibica, inondato da musica suadente e dal caldo buono del sud del mondo.

Ho vent’anni e mi sento braccata.

E non è per nulla bello.

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