Dormire è un po’ come morire

Eccola.

Nel senso: eccola me. Quindi anche eccomi, volendo. C’è che ieri notte non riuscivo a dormire, come spesso (leggi pure: sempre) mi capita, e tra sigarette mai spente, ciarle con coinquilini ubriachi e rumorosi e pseudo – porno soft su Super3 (che di giorno trasmette essenzialmente cartoni animati) si son fatte le 6.

A quel punto ho dormivegliato fino alle 7, giusto per poter spegnere la sveglia e venire a patti con un’insistente coscienza che mi spronava ad alzarmi e andare all’università, per poi cadere in un sonno profondo.

Ne son venuta fuori quando mezzogiorno era passato da un pezzo. Sonnacchiosa, inconcludente, scivolosa.

Ho sonno ancora, e ne ho un po’ paura.

Quando dormo tanto, di solito, è per dimenticare.

Sto bene, eh.

Solo, non vorrei dimenticarlo che è da un pezzo che ho deciso di non dimenticare più.

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