E’ di sicurezza

la voglia che ho e che vorrei non avere.

Ticchetta sulla spalla e ha il rumore della notte. Il fruscio perso del vento.

Non basta chiamare le mille me a raccolta, sentirle squittire nel vuoto pneumatico della mente assorta.

Di mille voci, una. Fatta di stralci, collage di sillabe, patchwork di dialoghi.

Una, e chiede certezze.

Elemosina argilla nella quale affondare le dita.

Spuntoni di roccia fragile ai quali arpionarsi.

Radici picchetti fondamenta binari

Immobile,

 al cospetto della sistematica smentita di ogni ovvia ovvietà.

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