Rabbia notturna

Io sono piena di rabbia generica e violenta. La sento scorrermi sotto la pelle, ingrossarmi le vene del collo. La vedo che mi si disegna in smorfie cattive sul viso, che mi dilata le pupille e che mi batte a rag time nel petto.

E sto lì, che lavoro sulla razionalizzazione, che mi ripeto e ti ripeto le ragioni per cui non ce l’ho e non posso avercela con te. Ma oltre la soglia della lucidità, si disperdono mille mire cattive, meschine, subdole.

E la conoscono le mie mani la voglia che ho di farti male, di affondare le unghie nella carne e stringere fino alle lacrime.

E piangere, abbandonarsi a quegli scoppi tempestosi di singhiozzi, è solo mollare. Ammettere che il coraggio m’è passato, che l’impulso è stato deviato.

Che di tutto quel dolore resterà solo un rancore cupo e senza appello.

Silenzioso e persistente.

Strisciante, viscido, insinuante, come solo le cose peggiori sanno essere.

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