La banalità del dolore

E’ stata una notte stupida.

Picchi d’ansia a profusione. Ho i muscoli pesanti del sonno non dormito, gonfi, quasi, di una stanchezza e un abbandono incistati.

Tanti brandelli di conversazioni, parole slegate, pensieri sciolti.

Lo so, sono sempre qui, tutta rigida e concentara su me stessa, a monitorare scioccamente me e le mie percezioni. Sempre con l’orecchio ben teso a sentire il dolore e la tristezza che arrivano. Magari sperando che bussino, per una volta.

Magari sperando di poter decidere di non aprire.

Lo so, lo so. Sono banale e paranoica assieme.

Ma c’è che sono il centro del mio mondo e, benchè mi piacerebbe, non riesco ad averlo uno sguardo da seconda fila sulle mie cose. Sono sempre lì, in mezzo al palcoscenico. Anche quando il sipario è calato.

E ora sono immobile, a sentire i devastanti effetti di un’azione banale.

Immobile, ad attenderli tutti e a catalogare la tristezza, la rabbia e il rancore per categorie di sfumature.

Il dolore è così banale.

Sembra una freccia che viagga al rallentatore.

E io sono lì, che mi aggiusto ben bene nella sua esatta traiettoria.

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