Miss, Wired e il Futurismo

(Sì, Miss sono io.)

Incoraggiata dalla prospettiva tutt’altro che rosea di 3 ore di treno (un mefitico regionale Roma – Caserta), ieri ho comprato il famoso n° 1 della versione italiana di Wired.

Premetto di essere una capra, a proposito, e di essermi sentita anche abbastanza stupida nel chiedere all’edicolante questa rivista dalla quale non sapevo assolutamente cosa aspettarmi.

C’è che ho bisogno, periodicamente, di interessarmi e di entusiasmarmi per qualcosa. Capitemi.

Wired, all’olfatto e alla vista, mi ha ricordato il mio sussidiario delle medie: le pagine lucide (forse, appena un po’ più sottili) e l’odore moderato e chimico d’inchiostro e di colla.

(Io alla carta stampata approccio così: prima la annuso, poi si vede.)

L’ho sfogliato ben bene, senza risparmiare commenti velenosi sulle pubblicità della Lacoste così incredibilmente radical-chic, attardandomi sulle immagini coloratissime, quasi ipnotiche.

Poi ho iniziato una lettura disordinata-ma-consequenziale, interessata-eppure-serena. Appassionata, in fin dei conti.

L’articolo sul quale mi piacerebbe richiamare l’attenzione è “Il futurismo non è più quello di una volta” del filosofo irregolare (così, dicono, si senta) Maurizio Ferraris.

Il la dell’articolo è offerto, chiaramente, dal cadere, in questi giorni, del centenario della pubblicazione sul Figaro del Manifesto del Futurismo (20 febbraio 1909). L’idea è interessante: il futuro smentisce le prospettive di futuristi e futurologi, invertendo la rotta.

Il culto dell’immagine, la ricerca della sensazione della mobilità, della motricità, della frenesia, l’ossequio imperante del nuovo che avanza, travolgendo nel suo vortice innovativo il vecchio, pare cozzare con le geometrie regolari e levigate dell’oggetto di culto della nostra epoca: l’iPhone, . Le cui peculiarità, Ferraris le individua nella memoria estesa e nella facilità di scrittura:

…è un archivio, quasi una tavoletta per la scrittura cuneiforme, che accidentalmente funziona pure come telefono.

Ma, allora, questo futuro lucido di pixel e gonfio di suoni? La portata esplosiva dell’immagine che soppianta la parola? La plurisensorialità che vanifica e annulla l’efficacia del verbo?!

Pare che il post-post-moderno sia fatto, ancora, di silenzi e di lettere. Certo, ripetute infinitamente, ma, in fin dei conti, sempre quelle 21. 26, a voler essere avanguardisti.

Come a dire che la parola vince ancora.

E io, se permettete, stanotte dormirò più serena.

Annunci

4 pensieri su “Miss, Wired e il Futurismo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...