Frammenti

Quante cose mi sono persa per strada. Quanti frammenti giù per la grata fina del colalatte della memoria.

Cose piccole, magari. Come il colore della camicia che portavi la prima volta che ci siamo visti, l’ora esatta in cui ho scoperto che la mia migliore amica avrebbe dato la vita per me, cosa davano in tv l’ultima volta che ho ruotato gli occhi al cielo e ho scosso la testa, di che colore era il cielo su Roma la prima volta che ho girato le chiavi nella serratura di casa nuova. Quanti secondi hai esitato prima di stringermi, quando si è capito che potevi farlo.

Mi consolo disegnando col dito la geometria esatta dei tuoi occhi piantati nei miei, quella non la dimentico. Come il sapore di polvere e cloro di qualche prima pova di trasmissione sentimenale, il rosso strano di un paio di scarpe, il suono sulla pelle di una pioggia improvvisa, l’ordinazione fatta ad un bar. L’elettricità nelle mani del primo saggio di pianoforte, l’orribile specchiera scrostata, al funerale di qualche vecchia zia, l’odore di brodo rancido e il passo affannoso calibrato su gradini troppo alti. La consistenza di un ciao che sa di addio, lo strusciare sotto lenzuola non mie, la scritta improbabile sull’elastico di un paio di boxer.

Vorrei tenerli tutti, questi frammenti.

Un collezionismo sfrenato e stupido.

Un’ode all’inutilià moltiplicata nelle tracce infinitesimali di ciò che siamo stati.

E che fatichiamo a dimenticare.

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