Giorni pneumatici

intrisi del nulla triste delle emozioni passate.

Solo parole, sillabe ossessive, che riempiono le notti e il diradarsi dei pensieri. E sonni come l’oblio, coi sogni violenti e assassini d’entusiasmo, sonni che stancano, sonni elettrici e sconclusionati.

Mi abbandono a questi giorni pneumatici, ché tutto mi sembra inutile e insensato. Vorrei appellarmi a questa Primavera in fuga, tirarle il manto verde e imporle di restare, costante, fiorita, vivace.

E invece torna questa pioggia che macchia senza lavare, e un po’ ci assomiglia, a noi. Ogni giorno rinfresca quella patina vischiosa e sciocca che ci ha tenuti fasciati, come due avanzi insoliti e avvizziti, nel nostro cellophane emozionale.

Sono stanca del sapore chimico di ogni emozione, sono stanca del ricatto subdolo dietro ogni compromesso, sono stanca di non capire, sono stanca di non conoscere le regole. Sono stanca del fatto che ci siano delle regole.

Voglio disimparare, disobbedire, disapliccare.

Voglio sporcarmi di vivere, cadere e ricominciare.

Voglio avere un cuore solo per provare, come quelle Panda scassate, sulle quali si impara a guidare. Come le puttane sfatte che ti insegnano a fare l’amore.

Voglio un cuore da maltrattare, da rompere e rincollare.

Un cuore infinitamente elastico, che mi tolga la paura di provare.

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2 pensieri su “Giorni pneumatici

  1. mi disturbi.

    non agitarti completamente: il mio disturbo non è fastidio, non solo.
    se vuoi puoi fare riferimento ad uno scompigliamento, per quanto possa scompigliare un blog con i suoi pochi bytes.
    parli di apatia, di inedia, ma usi metafore forzate o fai finta di fumare le orribili kim alla menta. le tue parole sono battute con sforzo, la tua sintassi è inutilmente contorta, stoni col tuo impegno nello scrivere ponendo in essere un forte disagio nella lettura dei tuoi post. ma le tue parole non sono vacue, mi risultano empatiche nonostante le continue interruzioni dei periodi baroccamente riempiti da figure retoriche.
    ma gli occhi non mi si scollano: mi ecciti.

    senza nulla a pretendere.

  2. Mi hai disturbata, ad una prima lettura.

    Ora non più. Permane, al massimo, una vaga inquietudine.
    Suscitare una reazione, per quanto un blog possa suscitarne, con i suoi pochi bytes, per me è più che sufficiente, oltre che abbastanza inaspettato. Conosco i mali che piagano la mia sintassi, amo e odio le mie carambole lessicali e i miei sofismi di bassa lega. Nulla da eccepire. Solo una cosa: quelle parole che definisci “battute con sforzo” sono fin troppo naturali, per nulla mediate. O, almeno, non coscientemente e volutamente mediate.
    In fin dei conti, grazie.

    Senza nulla a pretendere, eh 🙂

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