Tu chiedi chi erano i Puddle of Mudd

I Puddle of Mudd sono un gruppo alternative metal statunitense, formatosi nel 1993 a Kansas City per iniziativa di Wes Scantlin.

dice Wikipedia.

Per me i Puddle of Mudd erano quelli che cantavano She hates me, che, per i più spregiudicati, c’aveva pure la parolaccia censurata nel ritornello (She fu***n’ hates me/la la la la) con tanto di tripla stelletta che fa sempre tanto figo.

Questa canzone uscì come singolo nel 2002, e, a quanto ricordo, ebbe un discreto successo, infatti MTV (fonte indiscussa delle acquisizioni musicali condivisibili col gruppo dei pari) la proponeva spesso.

Del 2002 ho ricordi confusi.

Sono cresciuta in un piccolo paese, io. Duemila abitanti, poco più. Forse è per questo che mi porto questa voglia malata di novità stampata  a fuoco nell’anima.

Sono cresciuta in un paese di duemila abitanti, e con tutto che i quattordici anni sono l’età della scoperta (sì, a contare sulle mani ne avevo quattordici, di anni, nel 2002) c’era veramente poco da scoprire in un paese di duemila abitanti.

Era estate, è sempre estate quando succedono le cose, e dopo qualche settimana avrei iniziato il liceo. E lì che le cose sarebbero cambiate (oh yeah!).

In un paese di duemila abitanti se ne arriva uno nuovo la novità è notevole. Immaginatevi se ne arrivano undici, di novità.

Una squadra di calcio, esatto. Undici giovani manzetti arrivati da tutt’Italia per foraggiare una nascente società sportiva, rapidamente tracollata di lì a poco.

La mia novità aveva i capelli e gli occhi neri, le vocali molto aperte e una lievissima e  piacevolissima zeppoletta in bocca, che addolciva quell’aspro buono sul fondo delle parole, testimonianza innegabile dell’isola che gli aveva offerto i natali, al mio manzetto bruno.

Aveva diciassette anni, diciotto al massimo. A me sembravano più o meno un’eternità.

Fu una scoperta breve, il calciatorino siciliano, stretta tra un ritorno dalle vacanze in Sardegna con mammina e papino, e l’arrivo di Settembre.

E a questo punto tu potresti chiedere e che c’entrano i Puddle of Mudd?

Eh.

Ce l’ho ancora da qualche parte. In qualche diario, sicuramente.

Un foglietto spiegazzato, a quadretti, con  i buchi da un lato. Un foglio da raccoglitore, insomma.

Scritto fronte-retro, penna blu, stampatello incetro. Testo e traduzione.

Testo e traduzione di She hates me, (Mi odia fottutamente: così era stato tradotto).

Al sicilianino non era piaciuto come l’avevo trattato. Non gli era piaciuto come avevo accolto l’arrivo di settembre, come gli avevo detto che sai, il liceo, nuova gente, nuove cose, mi piaci ma.

Mi stava dando della stronza. E la cose risultava fottutamente piacevole.

Gli mollai in bacio sulla guancia, che tentò di respingere con una certa classe, e me ne andai, entusiasta, stronza e sculettante.

Dopo qualche settimana, come era giusto che fosse, ci ripensai, ci versai qualche lacrima e saltai un paio di pasti. Ma anche per lui Settembre aveva voluto dire cambiamento: lo vidi un paio di volte in giro con una ragazza poco più grande di me, ma con un grado di competenza tecnica che probabilmente io non ho raggiunto ancora e difficilmente raggiungerò. Poi tornò nell’isola natale.

E poi niente più.

Io misi quel foglietto scritto fronte-retro nella teca dei cimeli e andai a collezionate altri stronza, e a dirne, e a starci male questa-volta-non-per-finta, e a fingere di sculettare felice, o a sculettare felice davvero. Sempre meno stronza, sempre più sincera.

Sempre meno sincera, sempre più stronza.

E quindi non ti stupire se tu chiedi chi erano i Puddle of Mudd e io ti rispondo che erano un gruppo folck siciliano, che si esibiva in tenuta da calcio e raccontava la storia di una finta-stronza e di un finto-innamorato che si erano salutati un po’ male in un giorno di inizio settembre.

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Un pensiero su “Tu chiedi chi erano i Puddle of Mudd

  1. Rispondo al commento non pubblicato di Carolina, alla quale avrei preferito mandare una mail se non avesse lasciato un indirizzo farlocco.

    Non approvo il tuo comento per ovvie ragioni: sconveniente,
    scioccamente offensivo, mal scritto e corredato da un utilizzo
    approssimativo della punteggiatura.
    Nulla di personale, anzi, se riformularai il tuo “pensiero” in un
    italiano accettabile, lavandolo dalle offese gratuite, sarò ben lieta di pubblicarlo.

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