Lenzuola

Certe sere arrivo distrutta a letto.

E non ho la misura di quanto sono stanca fin quando non mi metto in assetto da riposo. La stanchezza sembra aggredirmi di soppiatto, percorrendo le tappe della mia ritualità: il trucco buttato giù con abbondante latte idratante, i denti spazzolati per non meno di tre minuti, i capelli raccolti a coda, gli ultimi pensieri stretti in un angolo.

Ogni gesto si fa più pesante del precedente, ogni passo meno definito, ogni sguardo più vitreo.

Quello nel letto è un tuffo disperato, un salto ad occhi chiusi giù dalla scogliera della giornata pesante.

Ma non c’è alcun tonfo, nessuno sfracellarsi.

Il profumo pulito di quando ero bambina attutisce  il colpo, frena la rovinosa caduta nel sonno.

Non è caldo. Non è piacere. Non è felicità.

E’ bene, quel bene pulito e un po’ stupido che conoscono i bambini. Il bene da pancia piena, da pannolino cambiato, da ninna nanna tra seni accoglienti.

Ci vorrebbe un lenzuolo pulito per ogni giorno che stenta a finire. Ci vorrebbe un lenzuolo pulito sopra una discussione senza fondo, ci vorrebbe un lenzuolo pulito a coprire ogni bacio andato a male.

Sarà l’odore chimico del detersivo, oppure la momentanea rigidità lasciata dal ferro da stiro…sarà l’aspetto lucido, il liscio imperante ma, tra le lenzuola pulite, tutto torna quello che è.

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