Piante grasse

Da quando vivo da sola, mi è venuto il pallino del giardinaggio.

Dopo aver mietuto vittime tra gerani, tulipani e margherite, premurandomi accuratamente di dare la colpa al terreno, allo smog e alle intemperie, ho deciso di tentare con le piante grasse.

Nulla di elaborato, quelle da bancarella nei vasetti piccoli, con le spine trasparenti e insidiose.

Tutti a dirmi -Innaffiale poco, una volta al mese, due al massimo in estate!-

E io felice all’inizio, mi beavo al pensiero di quest’impegno poco gravoso, saltuario, leggero.

Il problema è che le relazioni blande si dimenticano in fretta e quella volta al mese è diventata una ogni due, una ogni quattro, una ogni dieci…e ha portato a spine opache, tronchi rugosi, pelle avvizzita, infine ad una morte lenta e silenziosa, che si cancella con lo svuotare la pattumiera.

Il mio amore pigro le dimentica, le piante grasse.

E la mia metafora è così banale che mi fa sorridere.

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