Trentasei ore di nulla

Hai cambiato casa.

L’indirizzo l’ho scritto in fretta, sul biglietto strappato del cinema. In fretta ho prenotato il treno, scegliendone uno rapido. Che strano: io che, formichina come sono, viaggio sempre in intercity.

Di corsa ho stretto nella borsa, di corsa ho scelto le scarpe, di corsa, d’altronde,  ho detto sì.

E ho preso il taxi, e ho chiuso gli occhi in fretta.

Mi sono fatta scivolare lungo il pendio facile dei percorsi già fatti. Ho calcolato l’accelerazione della biglia in discesa e una tristezza non mia per quanto è vecchia ha spennellato la strada annullando l’attrito.

Hai cambiato casa.

C’ho ripensato solo quando un altro tassista, nordico, questo, con tutta un’altra solennità nella voce, mi ha chiesto dove la porto?

E allora ho recuperato il biglietto del cinema, un film che non abbiamo visto insieme perché un considerevole numero di chilometri c’ha insegnato rapidamente a stare fuori dall’insieme, e ho letto in fretta.

Non mi sono guardata attorno. Non voglio familiarizzare con strade che non saranno mai mie. N0n ho guardato i posti chiedendomi ed immaginando quali avresti potuto frequentare tu. Non ho cercato di riconoscere gli scenari dei tuoi racconti avari, delle tuo frasi rarefatte.

Neanche c’ho pensato, mi sono stretta tutta attorno alla mia fretta.

Ho detto tenga il resto, come nei film. Era un resto scemo, ma mi ha fatto sorridere.

Il civico inequivocabile e la scala unica non hanno lasciato spazio a domande di sorta.

Ho aggredito le scale, solo davanti alla porta ho ripreso fiato.

Davanti alla porta tutta la lentezza del mondo si è scatenata. Mi ha assalito la lentezza dell’osservazione la lentezza della riflessione la lentezza dei fatti passati la lentezza dei perché delle immagini residue delle parole spezzate dei giuramenti degli intermezzi dei lunghi fottuti silenzi che abbiamo ingrassato come cavie in gabbia. L’orrore dei mesi a rallentatore mi si è parato davanti e, ti giuro, sarei scappata via se non avessi immediatamente sentito la serratura scattare e la tua voce bella chiedermi

Pasternak e una bella scopata. O una bella scopata e Pasternak, che dici?

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