Complesso d’infelicità

C’è gente che è infelice come io ho gli occhi grandi e scuri.

Gente che te la ricordi per questo, per quella patina di freddo che ti lascia addosso quando ti tocca.

Una patina della quale, evidentemente, la tua pelle tiene memoria. E a ogni nuovo incontro, magari in anni e latitudini diverse, risponde con quel freddo accennato. Giusto un brivido a dire c’è ancora traccia.

Non sto parlando di infelicità momentanea, non di periodi bui.

C’è gente che è infelice, ripeto, come io ho gli occhi scuri e grandi.

E’ spesso gente che non ha molto altro da offrire, oltre alla propria personalissima infelicità.

Un’infelicità grigia e senza drammi, che si alimenta da trent’anni dello stesso brutto rapporto col padre, degli sfottò degli amichetti a scuola, di qualche no sperticato ai giardinetti e di qualche mano riportata al suo posto con malgarbo.

C’è gente che è di un’infelicità mediocre e ovvia.

C’è gente che è infelice per lasciarsi riconoscere, perché in quella scintilla fredda che si sviluppa tra pelle sana e pelle malata d’infelicità, c’è una piccola storia, il modesto inizio di un sommesso delirio di onnipotenza.

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