Ho la prova

che ad un certo punto si comincia a rimuovere per necessità.

Non stanchezza, non saturazione: necessità.

Si dimenticano le cose tiepide e un po’ meschine.

I grigi indefiniti, la banalità alcoolica di certi incontri occasionali, l’approssimazione cromatica dei maglioni da mettere sotto al cappotto e il sapore stanco del caffè fatto con poco amore.

Si dimentica quello che ci fa piccoli e umani, banali e indistinti. Numeri variati di storie sempre uguali, stinte dall’uso e dalla loro insopportabile normalità.

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