Alla città che ho scelto

Roma mi riempie il cuore in una maniera che mi lascia ancora spiazzata.

È la città che ho scelto, e solo una scelta può fare da presupposto ad un amore così profondo.

La scelta: quella linea nera di consapevolezza tirata sui difetti. Che non cancella, anzi precisa siete miei.

L’assunzione di responsabilità che da sola vale il prezzo del biglietto, il peso della promessa.

Questa città mi ha curato la malinconia affiancandomene una più grande e più antica: la sua.

Mi ha dischiuso la salvezza attraverso il tu-tum dei binari, capace, ad ogni colpo, di addolcire un pensiero o di dargli distanza, di punirlo d’inconsistenza, di sfocata bidimensionalità.

Ha fatto da sfondo ai miei momenti migliori, a quegli attimi di incontenibile gioia, portatori inevitabili di altrettanto, incontenibile, dolore.

Non si è mai rifiutata di offrirsi alla mediocrità, alla meschinità di tutti i giorni, ai fatti dimenticabili ma non per questo meno vivi. Si è sporcata le mani assieme a me, e di questo le sarò sempre grata.

Mi ha abbracciata come nessuno avrebbe saputo, potuto. Con mani enormi e leggere che non giudicano mentre danno conforto.

Si è presa tutto quest’amore profondo e un po’ infantile con incredibile rispetto. Mai giudicandolo fuori luogo, mai irridendolo, mai facendomene pesare la colpa. Il suo e quello di altri, tutto s’è presa, irradiandomi quella consapevolezza di non sprecato che il mio cuore da formichina vuole ad ogni momento.

Credo che Roma sarà l’unica madre dalla quale avrò paura di allontanarmi, l’unica nei confronti della quale avvertirò quella dipendenza fisiologica che per molti è Sangue e per me non lo è stato mai.

Roma bella che mi ha risistemato le lenzuola e che mi ha abbracciata quando chi volevo lo facesse già scappava lontano. Che mi ha drizzato la schiena e non ha creduto ai miei non importa, che mi ha detto la verità con dolce fermezza.

Io non lo so se una città possa tanto davvero o se siamo noi a far confusione con le ombre.

Neanche m’importa, ché gli eccessi di analisi mi hanno lasciata sempre sconfitta, annichilita dall’inconsistenza dei dubbi e dall’inappagabilità delle incertezze.

Roma non risolve, ma mi aiuta a mantenere l’equilibrio.

Tra dentro e fuori, tra leggerezza e inconsistenza, tra me e gli altri, tra me e me.

È quella misura gestionale delle cose, tanto duttile eppure presente, che m‘in-forma la realtà.

È il sentimento di distanza che mi computa le emozioni, quello di relazione che mi ci fa perdere dentro.

È la mano che mi tira fuori per i capelli dalla domenica sera e mi restituisce al lunedì.

È quel calderone di cose persone sensazioni che mi dà da vivere, da emozionarmi, da commuovermi, da compiacermi. Incredibilmente brava a nutrire le mie smanie e incredibilmente brava a smorzarle per lasciarmi addormentare. Incredibilmente brava a trascinarmi fuori e dentro alle cose per voglia e non per indolenza.

Scintilla dei sensi, tutti quanti e tutti assieme.

Di quello che sono, che posso e che voglio essere.

Che sono mio malgrado, ma con immutabile realtà.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...