Sempre di domenica

Non mi piace la gente che non risponde mai al telefono, ma neanche quella che chiama tanto e per ogni sciocchezza. Mi piace il peso delle cose e il suo giusto riscatto.

Non mi piace la gente con la quale non si può parlare di nulla, quella che non afferra e con la quale capirsi è una tortura. Non mi piace la gente che non ha niente da dire, non mi piace la gente dal punto esclamativo, non mi piacciono i pressappochisti e non mi piace chi non lavora d’ipotesi, di potrebbe e di eventualità.

Non mi piace la gente che m’annoia, che m’impressiona per progetto, che mi sminuisce per giocare al ribasso.

Non mi piace chi si definisce timido per non dirsi inutile, chi si schermisce a parlare in pubblico ma solo quando c’è da parlare di cose appena un po’ più interessanti di cosa si è mangiato a pranzo, non mi piace chi si anima solo con le battute salaci (seppure io stessa non le disprezzi in generale), chi tamburella ossessivamente col pungo sul tavolo (con tutte le varianti del caso: da coltello su bicchiere a piede su parquet).

Non mi piacciono le persone dalla voce stridula e dal tono petulante, non mi piacciono le persone maleducate, i prevaricatori verbali e quelli che ti parlano a due centimetri dalla faccia. E non mi piacciono quelli che ti mettono le mani addosso per sottolineare ciò che dicono.

Non mi piacciono le persone inespressive, non mi piacciono quelli che puntano l’orizzonte per tutto il tempo che gli stai parlando con quell’aria rarefatta del cazzo, ma li preferisco sempre a quelli che ti fissano la bocca.

Però è anche bello, certe volte, che qualcuno ti fissi la bocca mentre stai parlando.

Non mi piacciono quelli che sbattono le porte, quelli che fanno rumori eccessivi.

Non mi piacciono quelli che tirano sera attorno alla tavola, di domenica.

Non mi piacciono le loro parole, non mi piace la loro familiarità finta e non mi piacciono i loro piatti della tradizione.

Non mi piace la domenica e non mi piace il caffè americano.

Ora mi vesto e corro da te,

ché almeno c’hai gli occhibbélli.

[Che poi pare una cosa d’amore, e invece no.]
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