Quello che resta

è un fastidio lieve che curo a canzoni e futilità.

Accennato al mattino, in quel primo respiro che pesca così profondo che sembra voglia cambiare l’aria al cuore.

Matematicamente trascurabile, come i resti dopo la virgola di quelle divisioni imperfette (quelle fatte a mano, coi cappelletti sui numeri) che alla fine dicevi massì.

Non mi spiace che sia così poco.

Ho sempre pensato che i lasciti sentimentali giocassero nella stessa categoria dei cimeli in soffitta: quella della compressione.

Piccole scatole e sottovuoto, incastri da tetris, ottimizzazione.

E invece questa è l’unica energia che si crea nel mio piccolo cuore pigro e che si distrugge, si dissolve, nei miei occhi finalmente a fuoco.

 

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