Di bocca buona

Che poi non si capisce in cosa consistano, questi progetti (perché non è che te lo spiegano), né, soprattutto, cosa significhi esattamente «lavorare a un progetto». Tant’è che non sai mai cosa dire, e provi anche dell’imbarazzo, quando ti senti rivolgere la frase: «Sto lavorando a un progetto». Il fatto è che Roma ha quest’aura di progettualità che l’avvolge come fa la nebbia con Milano; come fosse attraversata da una specie di trenino virtuale del successo che ogni tanto fa salire qualcuno, e rende i progetti più realizzabili che al sud. Che poi, e non sarebbe nemmeno il caso di dirlo, non è mica vero che se uno va a Roma realizza progetti. Però Roma ce l’ha, questa capacità d’infondere suggestioni di anticamera di progetti ad alta probabilità di realizzazione, e tanto basta, a uno che vuol realizzare progetti indefiniti. Perché Roma è sì un grande centro del mondo, però è di bocca buona. Accoglie un po’ tutti. Infatti è piena di progettisti che vivacchiano. Ripaga con la sua reputazione di grande centro del mondo il sacrificio di chi, pur avendola scelta come luogo d’elezione, non realizza alcun progetto e tira avanti con gli sforzi dei genitori decrepiti.

Diego De Silva

Sono contrario alle emozioni

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