Indicativo e imperfetto

Capita che mi perdo in considerazioni ignorabili, che tanti avranno fatto prima e meglio di me (e tanti, ancora, si saranno risparmiati per economia di banalità), ma che quando poi faccio io, mi sembrano sempre epifanie cerebrali. Scintille opache di genialità.

L’indicativo imperfetto, lo sappiamo, è quel tempo verbale che descrive un’azione passata nel momento in cui era in corso. Maria mangiava la mela.

Già il fatto che esista un tempo per il passato in divenire, un tempo capace di accordare al già successo lo stupore descrittivo del da succedere, non manca di sciogliermisi in brividi lungo la schiena.

Che questo tempo abbia un nome incredibilmente evocativo è quasi troppo.

Indicativo e imperfetto.

Indicativi come gli esiti immaginabili. Ipotetici, probabili, ma mai assolutamente certi. Imperfette come le cose non finite, non concluse, non portate a termine.

L’Indicativo imperfetto ti prende la mano e ti dipana una storia della quale ha deciso di condividere l’oblio momentaneo con te.

Maria la mela l’ha mangiata, ieri, sono passate ore. Nel frattempo avrà fatto altro, sarà uscita in cortile, avrà fatto i compiti, avrà dormito e avrà finto un mal di pancia per saltare la scuola.

Ma ieri, quando di questo non si poteva avere memoria, Maria la mangiava.

E non importa il saperlo ora. Quello che conta è la sospensione sul lieve baratro del dopo, la possibilità della retrospettiva sulla mamma di Maria che quella mela l’ha sbucciata e l’ha disposta a fiore su un piattino, sui capricci accennati di Maria, sull’invito netto e severo ad usare coltello e forchetta.

Nel tempo di quell’ -ava e delle sue vocali accoglienti, si compie il miracolo del rallenty retroattivo.

Un passato che, pur passato nel presente, rinuncia all’attributo tipico dell’onniscienza e che scambia un già visto per un vediamo.

In quel respiro che si concede assieme a noi, si fa meno indicativo e meno imperfetto, riempendosi dei dettagli della storia.

Del colore delle tende. Dello spicchio di mela che Maria ha fatto sparire in tasca.

Della mamma che fa finta di non vedere e che al “Mamma ho finito!” dice “Brava” lo stesso.

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