Meno di metà

Non si sta assieme per ricostruire l’intero. C’è un’impossibilità semplice e confortante nel sistematico fallimento di questo diffuso tentativo.

Non c’è alcuna ricerca di perfezione primordiale, di sfericità perfetta, nell’eleggere una coincidenza a principio di un pezzetto di vita.

Ci si capita e ci si conferma tra guizzi d’entusiasmo e sbadigli trattenuti. Ci si avvicina, ci si struscia in mostri mitologici, bicefali, sgraziati, grotteschi. Ma solo per il tempo di un minuto, di una connessione fragile che si stempera in rivoli di assenza di segnale.

Me ne accorgo guardando le ombre, quelle allungate dalla sera, che si danno le mani e inciampano, e barcollano e convergono e divergono senza grazia alcuna. Ma stringo più forte, per amore del limite e dell’inutilità.

La stramba perfezione che ci è data appartiene alla solitudine che sappiamo esercitare. Il resto sono tentativi di confusione, sottrazione all’ordine, prove tecniche di entropia.

Facciamolo ancora, confondiamoci pure.

Tanto non ci fondiamo, neanche a volerlo tanto così.

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