Solo sola

Sono tornata arrabbiata di quella rabbia antica che per anni si è nutrita di io che c’entro e che vorrei che nessuno suscitasse oltre.

Nella solitudine di un ascensore parlante, ho partorito la riflessione più imbecille e brillante che si possa partorire in un ascensore parlante alle tre di notte: la rabbia è come tutti gli altri sentimenti.

È mia, è me.

Nella temperatura rassicurante dell’ascensore (che è sempre a ventisei gradi e che ho fatto andare su e giù un paio di volte per il solo infantile piacere di sentir parlare) mi sono stretta addosso quel misto di onnipotenza e fastidio che è la solitudine e, come sempre, mi sono sentita più forte mentre mi sentivo più sola.

Ho aperto la porta e ho ringraziato una divinità improvvisata dell’assunto che per essere a casa mi basti una porta che si chiude dall’interno e un letto solo mio.

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