Soltanto parole

Alcune. Non necessariamente scelte con cura meticolosa. Piuttosto raccolte dopo essere rimaste impigliate nei rami adunchi delle conversazioni.

Le parole mi mettono a mio agio. Sono la distanza perfetta tra due persone, una formula mediata d’intimità: un atto di comprensione e traduzione del mondo che lo connota prendendone le distanze.

Non credo a chi si accontenta di guardarti negli occhi. Non mi fido di chi baratta la certezza dell’accordo con la vaghezza dell’emozione. I fedelissimi dello sguardo? Mentono, abbozzano, amorevolmente s’ingannano.

Saranno i che altro c’è da dire che mortificavano la mia voglia definitoria di chiarezza o quei fatti che mia madre (e tanti come lei) opponevano alle mie torri di realtà. Pezzetto per pezzetto, parola per parola, architetture distrutte dalla pratica della sommarietà.

Sarà che conosco lo sforzo demiurgico del raccontare, che vedo la massa indistinta dei fatti prendere forma al tornio della ragione. Modellarsi ai colpi del lascio e del tengo, dell’enfatizzo e dello smorzo, dell’ascoltami, del non smettere di sentire.

Ho visto le cose farsi vere a parole e anni di sguardi annullarsi nell’indisponibilità a raccontarli.

Non ci sto più nella sacca molle dei sottintesi, degli omissis e degli impliciti.

Perfette, cercate, accurate:

tutto quello che merita, merita parole.

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