Il vuoto deciso

Mi piacciono gli oggetti, fisici e netti, perché occupano lo spazio con naturale determinazione.

Mi piacciono i fatti di mani, il toccabile, ciò che ha confini senza bisogno di disegnarsene attorno.

Mi piace la geometria delle cose, le tessere del tetris che saturano lo spazio quadrettato, le architetture degli oggetti sui mobili. Gli oggetti necessari, non i gingilli, quelli che allo spazio hanno diritto.

I piatti impilati, i libri affiancati che mostrano il dorso, la roba che si giustappone autolimitandosi, le pareti che si giungono in angoli perfettamente retti e i mobili che li riempiono col brivido dell’aderenza.

Mi piace il vuoto che resta oltre il pieno: anche gli oggetti hanno la loro benevolenza.

 

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