Pratica della felicità per poco pratici

Prima sorridevo a un catino di intimo da risciacquare profumato di borotalco.

Mi sono proprio vista allo specchio che sorridevo e, dato che stavo sorridendo senza pensarci, l’effetto è stato quello colpevole-imbarazzato di quando le persone che sorridono sui mezzi pubblici (che sorridono ai libri, ai cellulari o ai pensieri) si accorgono che le sto guardando e dall’estensione e dalla consistenza del sorriso mi sto immaginando l’oggetto (che quasi sempre è un soggetto) a cui sorridono.

Solo che con le persone sui mezzi pubblici finisce lì e invece, tra me e me, il gioco è andato oltre perché ho finito per sorridere all’essermi scoperta sorridente su un catino al borotalco.

Non credo di essermi risparmiata troppo, fino ad ora. Ho fatto funzionare organi e muscoli e ho deformato le sensazioni per capirle peggio e sentirle di più. Ho fatto cose sciocche e cose stupide, evitabili, divertenti, maldestre, scomposte, cattive, appassionate.

Di cose appassionate ne ho fatte abbastanza, perché la passione, tra le mie percezioni, è arrivata relativamente tardi ma si è imposta con violenza tirandosi appresso lo sciame delle sensazioni nette e delle voglie. Ed è diventata scopo e metodo di una ricerca incessante.

La passione mi ha guidato lungo lo scheletro a puntini dei disegni da completare, puntini furiosi e calcati, netti, violenti. E soli.

Tracce senza schema.

Io non lo so se si può veramente capire qualcosa, di sé e del proprio stato, da un sorriso al borotalco spiato allo specchio.

Quello che mi sembra di vedere, certe volte, è un tracciato di litigi e di nei, di episodi che fanno una storia e di causalità che si compone e si articola tra i punti discreti della passione.

Ed è un disegno bello, uno di quelli che vale la pena di arricchire di dettagli e di colorare e di continuare e di pensarci dei fumetti e una storia e un tempo che sia sempre quello presente ma con uno sguardo un po’ più in là.

Prima sorridevo a un catino di intimo da risciacquare profumato di borotalco e poi ho capito che ero un po’ felice.

Che sono un po’ felice, di quella felicità delle linee, non (sempre, solo) dei punti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...